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Roma, 31 mag – Era dal 1975 che l’Angola non esportava minerali di ferro. Dagli anni cinquanta fino a quell’anno l’estrazione avveniva nella miniera di Cassinga, situata nella provincia meridionale di Huila. Quaranta milioni il totale prodotto nel sito, con il minerale che veniva poi trasportato via strada ferrata fino al porto atlantico di Namibe. Prima l’esaurimento del filone, poi la guerra civile che seguì l’indipendenza (causando anche la distruzione della linea ferroviaria) portarono tuttavia alla sospensione dei lavori di scavo, ricerca e sfruttamento del ferro nell’intera Angola.



Una nuova miniera per il minerale di ferro dell’Angola

Bisogna aspettare il 2005 perché l’esecutivo della nazione africana torni a riavviare le attività. Obiettivo rilanciare il settore e diversificare l’economia. Solo poche settimane fa, però, il primo “nuovo” carico di minerale di ferro dell’Angola (60mila tonnellate) ha lasciato il porto di Namibe. Destinazione Cina, con Pechino impegnata a cercare nuovi fornitori di questa materia prima. A differenza che in passato, questa volta il minerale di ferro proviene dalla miniera di Cutato, situata nella provincia sudorientale di Cuando Cubango. Si stima che il sito possa contenere 120 milioni di tonnellate di riserve e, quando sarà pienamente operativo, potrà arrivare a produrne fino a 3 milioni l’anno.

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A gestire la miniera è la Companhia Siderúrgica do Cuchi, joint venture tra la brasiliana Modulax Industria e Comercio e la statale Ferrangoland. I primi investimenti risalgono al 2015, mentre le operazioni di estrazione sono state avviate all’inizio di quest’anno. Il progetto fa parte di un piano molto più ampio voluto dal governo per, come detto, diversificare l’economia e superare così la sua dipendenza dal petrolio. Mirando ad attirare investimenti stranieri per sfruttare al meglio, come già fatto per il comparto diamantifero, anche le ricche risorse minerarie.

Giuseppe De Santis

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