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Roma, 31 dic – L’Esercito di Terracotta non finisce mai di stupire e sembra proprio non avere limiti. Un team di archeologi ha infatti portato alla luce altri 220 guerrieri insieme a un numero impressionante di armi: resti di due carri, scudi, spade, archi di bronzo e cavalli di terracotta. Una parte dei guerrieri ritrovati impugna armi inastate, con il braccio destro piegato e pugni semichiusi. Mentre l’altra è formata da guerrieri che imbracciano archi e con il braccio destro in posizione naturale.



Shen Maosheng, responsabile dello scavo, ha spiegato che le statue sono state disposte in varie posizioni nella fossa per indicare i diversi compiti che i singoli soldati avevano nell’esercito. Un vero e proprio tesoro venuto alla luce grazie agli scavi avviati dieci anni fa, in un’area di circa 500 metri che circonda la tomba del primo imperatore cinese nella provincia di Shaanxi. L’Esercito di Terracotta, già enorme, si ingrandisce dunque ulteriormente.

Vocazione imperiale

Fu infatti rinvenuto casualmente nel 1974 da un contadino cinese del tutto ignaro che la sua incredibile scoperta sarebbe passata alla storia come una delle più straordinarie del XX secolo. Migliaia di statue, circa 8mila guerrieri, 100 cavalli di terracotta e 18 carri di legno, collocate nel Mausoleo del primo imperatore Qin a Xi’an e appositamente realizzate 200 anni prima della nascita di Cristo per proteggere simbolicamente nell’aldilà l’imperatore cinese Qin Shi Huang (260 a.C. – 210 a.C.). Una replica fedele e assolutamente realistica dell’armata che riuscì a unificare la Cina. Una nazione che proprio negli ultimi anni ha iniziato a riscoprire la sua vocazione imperiale.

Eugenio Palazzini

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