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Roma, 1 feb – Colpo di Stato in Birmania, con i generali che tornano ad assumere i pieni poteri. Non che li avessero mai persi del tutto, ma cinque anni dopo le prime elezioni considerate libere dal 1962, nella nazione asiatica rispunta la dittatura militare. L’attuale capo del governo Aung San Suu Kyi, stando a quanto reso noto da un portavoce del suo partito, è stata arrestato. Da giorni correvano voci su una possibile (ri)presa del potere dei militari e nonostante le parziali smentite è accaduto quanto previsto. Il generale Min Aung Hlaing, capo di stato maggiore delle forze armate, controlla adesso la Birmania. Ad annunciare il radicale cambio al vertice del potere è stato lo stesso esercito birmano, dopo aver proclamato lo stato di emergenza per un anno e aver specificato che indirà nuove elezioni “libere e regolari” alla fine dello stato di emergenza. La presidenza ad interim è stata affidata a un altro generale, Myint Swe, fino ad oggi uno dei due vicepresidenti in carica.



L’appello di Aung San Suu Kyi: “Non accettate il colpo di Stato”

Intanto Aung San Suu Kyi si è appellata al popolo birmano, chiedendogli di “non accettare il colpo di Stato”. Come detto però la presa del potere da parte dei militari non è propriamente un fulmine a ciel sereno. Dopo qualche anno di apparente condivisione della linea politica con Aung San Suu Kyi, qualcosa in Birmania – dove da decenni è in atto un’orrenda pulizia etnica – si è evidentemente rotto. I vertici dell’esercito birmano sostengono che si siano verificate frodi durante le elezioni legislative dello scorso novembre, vinte per l’ennesima volta nettamente dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd).

Già la settimana scorsa il generale Zaw Min Tun, portavoce dell’esercito, aveva dichiarato che le “elezioni non sono state né libere né eque”. Con questo pretesto, unito a quello della pandemia di coronavirus da gestire, i militari hanno iniziato ad arrestare diversi membri del partito guidato da Aung San Suu Kyi poco prima della riunione inaugurale del Parlamento insediatosi recentemente.

Le reazioni internazionali

Una delle prime reazioni è arrivata da Washington. Gli Usa “continuano ad affermare il loro forte appoggio per le istituzioni democratiche” birmane e “in coordinamento con i nostri partener nell’area, chiediamo alle forze armate e a tutte le altre” parti in causa “di aderire alle norme democratiche e di rilasciare i detenuti”, afferma la Casa Bianca, specificando che il presidente Joe Biden è stato informato su quanto accaduto in Birmania. Gli Stati Uniti si dicono “allarmati” e “si oppongono a ogni tentativo di alterare il risultato delle recenti elezioni o impedire una democratica transizione“.

L’Alto rappresentante dell’Unione europea, Josep Borrell, via Twitter ha condannato “fermamente il colpo di stato dei militari” e chiesto “un immediato rilascio dei detenuti”. Perché “i risultati elettorali e la costituzione devono essere rispettati”. “Il popolo” birmano “vuole la democrazia. L’Ue è con loro”, ha scritto Borrell.

Anche il premier britannico, Boris Johnson, ha condannato il colpo di Stato e l’arresto di Aung San Suu Kyi. “Condanno il colpo di Stato e l’incarcerazione illegale di civili, compresa Aung San Suu Kyi, in Birmania – ha scritto Johnson su Twitter – Il voto del popolo deve essere rispettato e i leader civili rilasciati”.

Eugenio Palazzini



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4 Commenti

  1. La Birmania ha solo un trentesimo dei morti per covid19 rispetto a noi.
    I nostri militari sono impegnati nella guerra contro il virus.
    Una lotta molto più nobile.

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