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Investimenti in ricerca rispetto al Pil: Grecia ultima in Europa

Atene, 09 lug – Già ridotta ai minimi termini da investimenti pari alla metà di quelli Italiani rispetto al Pil e nettamente in ultima posizione nell’Unione europea, la ricerca scientifica in Grecia rischia seriamente di bloccarsi a tempo indeterminato per mancanza di fondi.
Dal 1 luglio infatti, per mancanza di fondi, molte università e centri di ricerca greci si sono visti sospendere l’accesso al sito per la consultazione delle riviste scientifiche Heal-Link, delle Biblioteche accademiche elleniche. Questo perché il governo ha smesso di stanziare i fondi che permettevano il servizio.
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Il portale di accesso alle riviste scientifiche internazionali in Grecia

Nonostante questo, alcuni editori hanno deciso di continuare volontariamente a fornire l’accesso ai loro contenuti per altri tre mesi, mentre altri lo hanno già sospeso. La prestigiosa rivista Nature segnala non è la prima volta in questi cinque anni di dolori che vede il proprio sito bloccato, ma mai come ora la situazione è apparsa tanto definitiva.“Heal-Link è particolarmente importante per quelle università che raramente hanno la disponibilità di fondi per permettersi l’iscrizione alle riviste più famose” racconta Nektarios Tavernarakis, Direttore di un importante istituto di biologia molecolare e biotecnologie a Heraklion, Creta. “HEAL-Link ha accordi con molte grandi case editrici, come Elsevier e Springer. Il portale è pagato dal governo greco, in parte attraverso il denaro dai fondi regionali di sviluppo dell’Unione Europea”.
La questione appare marginale, ma per chi lavora nella ricerca scientifica la consultazione degli articoli nelle migliaia di riviste specializzate esistenti è irrinunciabile pratica quotidiana, pena l’obsolescenza delle proprie conoscenze nel giro di pochi mesi.
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Istituto “Forth” per la biologia molecolare e le biotecnologie (Imbb) a Creta

Il portale non è il solo a lottare per sopravvivere: “L’Imbb non ha ancora ricevuto un solo euro per il bilancio 2015 e sta operando unicamente grazie alle sue riserve” conclude Tavernarakis. “È difficile fare delle previsioni, non resta che aspettare che la crisi si affievolisca e vedere che succede”.
Gli scienziati temono inoltre che, con il blocco anche dei pagamenti verso l’estero, che ormai data dal 29 giugno scorso, potrebbe diventare molto difficile acquistare materiali di consumo per i laboratori di ricerca, la maggior parte dei quali materiali proviene da oltre frontiera.
È così nel paese ellenico sprofonda anche la ricerca, precludendo non solo un futuro nazionale alle menti più brillanti ma rendendo anche molto più ardua una ripresa della quale le imprese di alto livello scientifico e tecnologico non possono che essere protagoniste.
D’altra parte, quali prospettive può avere il taglio del debito o il prestito di altri soldi a un paese privato delle migliori teste e delle infrastrutture materiali e immateriali che ne consentano la più efficiente produzione a servizio del sistema produttivo nazionale? Ai partner d’oltreoceano non importa sicuramente niente – anzi semmai pronti ad accogliere a braccia aperte i profughi della scienza – mentre all’Europa il destino della ricerca in Grecia dovrebbe interessare molto di più che imporre inutili ulteriori misure di austerità.
Francesco Meneguzzo

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