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Roma, 15 giu – Che l’Italia non abbiamo una politica estera autonoma e indipendente è un’evidenza ormai (purtroppo) consolidata da anni. Dalla colonizzazione militare americana alle controverse morti di Enrico Mattei ed Aldo Moro fino all’uso politico della giustizia contro i leader politici ritenuti troppo poco ‘allineati’ all’ordine atlantico (Craxi, Andreotti, Berlusconi etc). Tuttavia qualche spazio libero di manovra a livello internazionale l’Italia ancora lo conserva, grazie soprattutto ad aziende di Stato come Eni, Leonardo e Fincantieri (alla faccia dei benefici delle privatizzazioni).



Atlantismo meno smaccato

L’esperienza del governo giallo-verde, nato con grandi aspettative per la sua matrice ‘populista’, non passerà certo alla storia ma è innegabile che in materia di politica estera ci siano state alcune iniziative interessanti. Dalla sottoscrizione dell’accordo con la Cina per la ‘Nuova Via della Seta’ (pur controverso) alla missione di aiuti dalla Russia per l’emergenza Covid, fino al rifiuto di riconoscere l’autoproclamato presidente del Venezuela Juan Guaidò. Il tutto senza compromettere i rapporti con l’allora presidente Usa Donald Trump. Poi però a cadere sono stati prima il governo giallo-verde e dopo il premier Giuseppe Conte, sulla cui sorte si sospetta abbia avuto un peso anche l’elezione alla Casa Bianca di Joe Biden.

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La nuova agenda (americana) di Mario Draghi

Con l’arrivo a Palazzo Chigi dell’ex governatore Bce Mario Draghi qualcosa è cambiato. Blocco degli accordi economici raggiunti con la Cina, raffreddamento nelle relazioni con la Russia. Mosse che hanno portato l’Italia a un peggioramento delle relazioni con buona parte dei suoi principali partner extra-Ue. Cui prodest, viene quindi da chiedersi? La strategia di Draghi sembra essere quella di proporsi come l’alleato europeo più fedele e acritico degli Stati Uniti, in un momento nel quale Washington ha bisogno di serrare le file in vista di un prossimo futuro contraddistinto da contrasti sempre più forti con Russia e (soprattutto) Cina.

Italia come 51esimo stato Usa?

Tale prospettiva di sudditanza, oltre ad essere piuttosto imbarazzante per una nazione che nonostante tutto è ancora l’ottava potenza economica mondiale, difficilmente riuscirà a produrre qualche beneficio concreto per l’Italia e rappresenta una linea in controtendenza anche rispetto ad altri Paesi europei. Come testimonia il braccio di ferro vinto dalla Germania nella contesa sul gasdotto russo North Stream 2.

Lorenzo Berti

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