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L’Aia, 29 nov – È morto come era vissuto, sul palcoscenico di una immensa tragedia. La fine del “mostro”, la morte del cattivo, per giunta in diretta tv non la avrebbe potuto inscenare meglio neanche lui. Slobodan Praljak, classe 45, tre lauree: ingegneria, filosofia e arte drammatica ed una innumerevole serie di spettacoli teatrali e serie televisive firmate. Ma anche ex generale delle forze croate che dal ’91 al ’95 presero parte alla guerra di indipendenza e al conflitto in Bosnia che ne seguì.

Ha ingerito una fiala di veleno in aula alla lettura della sentenza di colpevolezza e, sembra, ne avesse già ingerito un quantitativo prima di arrivare in udienza da quanto affermato dal suo legale Natasa Faveau-Ivanovic che in aula ha esclamato «Il mio cliente ha detto di avere bevuto del veleno stamattina». È deceduto nel tragitto per l’ospedale. Prima di cadere al suolo aveva urlato “non sono un criminale di guerra”.

Era stato uno dei sei leader militari e politici croato-bosniaci condannati in primo grado nel 2013 per crimini contro l’umanità dal Tribunale Onu dell’Aia per i crimini di guerra in ex Jugoslavia. Un processo durato undici anni che ha visto sfilare difronte ai giudici, dall’aprile del 2006, oltre 200 testimoni. Al centro dell’accusa le violenze sui civili in quella sanguinosa e mai del tutto chiara epopea della disgregazione della Jugoslavia e nel caso specifico il tentativo di annessione dei territori bosniaci da parte dell’allora presidente croato Franjo Tudjman.

Slobodan Praljak

Fece parlare di sé quando nel 1991 formò una unità di artisti ed intellettuali di Zagabria per combattere nelle file delle forze croate nella guerra d’indipendenza occupandosi della difesa della Sunja. Nonostante la scarsa preparazione militare e la superiorità tecnica e numerica dell’esercito popolare jugoslavo difese con successo il suo settore e alla fine della guerra fu nominato Generale Maggiore. Ottenne incarichi di primissimo piano dal ministero della difesa croato e divenne membro della Commissione dello stato croato per le relazioni con la Forza di protezione delle Nazioni Unite (UNPROFOR). Da capo di stato maggiore del Consiglio di difesa croato, carica ricoperta dal 24 luglio all’8 settembre 1993, Praljak, decise di far passare il convoglio umanitario dell’UNHCR per Mostar, che era stato fermato a Čitluk.

La sentenza ha provocato fortissime reazioni in Croazia, dove molti politici l’hanno definita “politica” e “iniqua“. Il parlamento ha interrotto una sessione e il presidente Kolinda Grabar-Kitarovic ha sospeso la visita in Islanda per rientrare con urgenza. Di lui rimangono numerosissimi dossier redatti al tempo della guerra ed immediatamente dopo dove denunciava le violenze contro i cristiani di Bosnia e la distruzione delle chiese.

Alberto Palladino

2 Commenti

  1. un omicidio !! Ucciso dai mandanti di soros & schiavi radical chic…Ucciso perché si opponeva all’inquadramento delle direttive del piano USA-israelitico-massone: una direttiva che vuole il livellamento delle identità nazionali, culturali..La sua più grave colpa, per la quale è stato assassinata è quella, secondo l’accusa dei boia, di aver fatto saltare un ponte ”musulmano…”.Se noi, identitari, non mettiamo fine il più rapidamente possibile a questa marmaglia da fogna, per la cultura millenaria occidentale sarà la fine. Se non si pone fine alla trama che vuole un ‘impero ebraici-massone ”, sarà la fine della vita.