Roma, 5 luglio – Il parco di Virunga e quello di Solonga, due dei più importanti parchi naturali della Repubblica Democratica del Congo, saranno presto campo libero per le trivellazioni delle maggiori lobby petrolifere mondiali: il 29 giugno scorso il governo congolese ha infatti dato il via libera per le trivellazioni a caccia di petrolio in questo paradiso naturale africano. La decisione del governo del presidente Joseph Kabila ha creato non poco sdegno tra enti, istituzioni e associazioni ambientaliste di tutto il mondo. Il governo congolese ancora non ha reso noto i nomi delle aziende che potranno effettuare trivellazioni e allo stato attuale sembra non ci siano nomi italiani, ma ha però assicurato che le autorizzazioni passeranno al vaglio di una commissione incaricata.

In Italia è intervenuto a riguardo il gruppo ecologista La Foresta che Avanza, legato a CasaPound Italia, che a il Primato Nazionale ha dichiarato: “Considerato che i due parchi sono Patrimonio Unesco e quindi dell’intera umanità, troviamo aberrante la scelta del governo congolese, legato da anni alle lobby del petrolio, di voler concedere carta bianca alle multinazionali petrolifere per un guadagno nell’immediato mentre, a lungo andare, potrebbero esserci ricadute naturali ed economiche disastrose per la nazione congolese, così come per tutto il continente africano e, purtroppo, anche il resto del pianeta ne risentirà”.

“Il problema ora riguarda la biodiversità dei due parchi nazionali – continua la Foresta che Avanza – il Parco Nazionale di Virunga, che è il più antico dell’Africa, si trova sui vulcani ricoperti di foreste della nazione e ospita più della metà della popolazione mondiale di gorilla di montagna: una specie in via di estinzione che la foresta di Virunga protegge. Il petrolio che si nasconde sotto la sua superficie però fa ovviamente gola a molte aziende. Stesso discorso per il parco di Salonga, che ospita la seconda foresta pluviale più grande del mondo dopo l’Amazzonia e che ospita gli elefanti delle foreste e i pavoni del Congo, oltre a rappresentare un polmone naturale per l’intero ecosistema globale”. “Ci auguriamo – concludono gli attivisti di FCA – che l’Unesco faccia voce grossa per evitare questo pericoloso scempio ambientale”.

Andrea Bonazza

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