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Bruxelles, 20 lug – Si complicano ancora di più le cose per Giuseppe Conte al Consiglio Ue straordinario sul Recovery fund e il bilancio 2021-2027, giunto al quarto giorno di negoziati. Si rafforza ulteriormente il fronte dei falchi del nord, che la stampa filo-Ue e fin troppo indulgente con il governo giallofucsia chiama Paesi “frugali”. A schierarsi nettamente con il premier olandese Mark Rutte è il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, esultando per il taglio ai fondi Ue imposto dal muro dell’Austria e degli altri “frugali”. Il cancelliere austriaco non lascia dubbi, assicurando che al Consiglio Ue si è arrivati a una “chiara riduzione” dell’importo delle sovvenzioni – ossia i trasferimenti diretti da non restituire – sul Recovery fund per l’emergenza economica scatenata dalla pandemia.

Kurz festeggia: “Siamo riusciti a ridurre l’importo totale” dei soldi Ue

“Oggi è stato raggiunto un ottimo risultato, i negoziati non si sono ancora conclusi, continueranno a breve”, spiega Kurz alla radio pubblica austriaca Orf, in riferimento alla ripresa del Consiglio fissata alle 16 di oggi. L’ottimo risultato a cui fa riferimento è che i trasferimenti diretti scendono a 390 miliardi di euro (come previsto nella nuova proposta del presidente del Consiglio Ue Michel). “Abbiamo già negoziato per tre giorni, l’ultimo round di negoziati è durato più di 20 ore, ma possiamo essere molto soddisfatti: siamo riusciti a ridurre chiaramente l’importo totale“, esulta Kurz, da sempre su posizioni opposte a quelle dell’Italia in merito a debito comune e soldi a fondo perduto.

Il cancelliere: “La migliore decisione dell’Austria schierarsi con i frugali”

Poi il cancelliere rivendica il suo schieramento al fianco di Rutte e gli altri falchi del nord: la “migliore decisione” dell’Austria è stata quella di unirsi al “gruppo dei ‘frugali'” (Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, ora diventati cinque, con la Finlandia), perché “siamo piccoli Paesi che non avrebbero peso da soli: questo risultato non ci sarebbe mai stato se fossimo stati da soli”, spiega Kurz.

Rutte smentisce spaccature ed esulta per il “super freno di emergenza”

Dal canto suo, il premier olandese smentisce eventuali spaccature nel fronte anti-italiano. Rutte assicura che non è affatto vero che Danimarca e Svezia sarebbero più aperte all’idea di discutere dei prestiti, mentre Austria e Paesi Bassi restano contrari. “Siamo davvero sulla stessa linea”, chiarisce. E in merito al negoziato sostiene convinto che “adesso abbiamo un testo molto buono sul quale costruire lentamente un consenso”, lodando a tal proposito il ”super freno di emergenza sul Recovery fund”, ossia la possibilità da parte di ogni singolo Paese membro di bloccare i soldi in sede di Consiglio Ue se non fosse soddisfatto dai piani di riforme di chi quei fondi deve riceverli. “Sono davvero contento, perché questa è stata una condizione cruciale per noi” e per fare in modo “di costruire quel ponte tra prestiti e sovvenzioni”, conclude Rutte.

Per Conte si mette sempre peggio

Per Conte, quindi, si mette sempre peggio. Anche perché è una lettura davvero ingenua e assai riduttiva pensare che contro l’Italia ci siano soltanto i falchi del nord. Se i “frugali” infatti fanno la parte dei poliziotti cattivi, la Germania e la Francia non sono di certo nostri amici ma recitano piuttosto la parte dei poliziotti buoni. Il premier pertanto rischia di tornare a casa con niente in mano, esponendosi al fuoco dell’opposizione e alimentando i mal di pancia nella maggioranza giallofucsia.

La poltrona del premier è legata al Mes

La poltrona di Conte a questo punto è legata al Mes, i soldi Ue in prestito per le spese sanitarie dell’emergenza coronavirus. Ma per far vincere i sì in Parlamento e far scattare la trappola Ue – con il commissariamento della nostra economia per restituire il prestito – Conte deve fare davvero carte false per assicurarsi il soccorso in Aula di Forza Italia e di eventuali “responsabili” per compensare i “no” dei 5 Stelle. A quel punto, un rimpasto sarebbe il minimo. Ma anche la stessa poltrona dell’ex avvocato del popolo potrebbe saltare.

Adolfo Spezzaferro

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