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Bruxelles, 19 lug – Terzo giorno di trattative. Il Consiglio Ue straordinario sul Recovery fund (ribattezzato Next Generation Eu) e il l bilancio dell’Ue 2021-2027 riprende oggi alle 12 dopo lo stallo di ieri e una serata in cui si è protratto lo scontro durissimo tra i Paesi frugali, con l’Olanda in testa, e il resto degli Stati membri, a partire dall’Italia, sui soldi da stanziare per la crisi economica scatenata dalla pandemia. Ieri il premier Giuseppe Conte, visibilmente provato dai negoziati a Bruxelles, in un video pubblicato sui suoi canali social aveva ammesso che il Consiglio – il primo in presenza a Bruxelles post lockdown – era a “uno stallo più complicato del previsto” e aveva parlato di uno “scontro duro con l’Olanda”. Ora più che mai Conte rischia di tornare a casa senza niente in mano e di perdere tutto.

L’Italia riparte da una posizione di svantaggio

L’Italia oggi riparte da una posizione comunque di svantaggio rispetto al muro dei cosiddetti Paesi frugali, che chiedono di poter porre il veto su soldi da erogare e di porre la condizione dell’unanimità del Consiglio Ue per stanziare i fondi. Ma anche più controlli e che nel pacchetto ci siano meno soldi a fondo perduto e più prestiti. Il muro che appare insormontabile è quello alzato dal premier olandese Mark Rutte, d’intesa con gli altri Paesi frugali (Austria, Danimarca, Svezia, più la Finlandia) sulla possibilità che un singolo Stato possa bloccare l’erogazione dei fondi a un Paese che non attui le riforme. Su questo Rutte non cede di un millimetro, tanto che tra gli analisti cresce il sospetto che il premier olandese non voglia arrivare a un accordo ma semplicemente ribadire lo strappo con il resto dei Paesi Ue, costi quel che costi.

A vuoto anche la cena di ieri, resta l’impasse

Neanche la cena di ieri ha visto un qualche superamento dell’impasse. E il punto è che i paletti posti dai frugali impediscono di andare avanti con altri aspetti dei negoziati. Insomma, finché non si sblocca la questione veto, condizione dell’unanimità per l’erogazione dei soldi e valore totale del pacchetto, non si va avanti. C’è da dire che sulla ripartizione delle risorse l’Italia ha già fatto un passo indietro: potrebbe accettare che le sovvenzioni totali scendano da 500 miliardi a 420 e che i prestiti salgano da 250 a 330. L’altra opzione per trovare un’intesa con Rutte e gli altri è il cosiddetto “freno d’emergenza, cioè la possibilità per un Paese membro di chiedere un supplemento di indagine sul piano di riforme di un altro Stato Ue prima della concessione degli aiuti.

Conte: “Dobbiamo fare di tutto per chiudere”

Dobbiamo fare di tutto per chiudere. Rimandare la partita non giova a nessuno”, dice Conte, sottolineando che “siamo tutti sulla stessa barca, non stiamo aiutando l’Italia ma consentendo a tutti di riparare i danni della pandemia: le economie sono integrate”. Ma la questione invece è che l’Olanda proprio non vuole concedere sconti all’Italia. “Stiamo cercando soluzioni per convincere anche i Paesi più restii e riluttanti (ossia i frugali) ricordando che per un accordo “occorre l’unanimità: un solo Stato lo può bloccare. Dobbiamo convincere tutti che siamo una casa comune e che dove da una parte si perde, dall’altra si prende”, fa presente il premier.

Il premier: “Con Rutte ho un buon rapporto personale”

Conte commenta anche il braccio di ferro con Rutte, chiarendo che con il premier olandese “ho un buon rapporto personale” (figuriamoci se fosse stato pessimo), anche se poi “lo scontro è durissimo”, ma “non si è mai permesso di chiedermi di fare questa o quell’altra riforma”. Con Rutte “ci siamo scontrati in modo molto duro e serrato – continua – perché ritengo che la sua richiesta di porre il veto, chiedere l’unanimità e di coinvolgere il Consiglio europeo nella fase attuativa del piano di rilancio sia una richiesta indebita dal punto di vista giuridico e politico”, oltre che “poco praticabile in concreto”. Inoltre “le riforme saranno proposte dal singolo Paese: non c’è un’Europa che chiede questa o quella riforma. Ci sarà il singolo Paese che presenterà delle proposte, con un piano per gli investimenti e le riforme”, conclude il premier.

Si avvicina la trappola del Mes

Al di là delle parole di Conte, però, resta il fatto che semmai l’Italia dovesse strappare un qualche risultato sarà in ogni caso al ribasso. Inoltre – ed è questa la questione chiave – il negoziato sul Recovery fund potrebbe risolversi in un nulla di fatto. E questo spianerebbe la strada alla trappola Ue del Mes. Alla fine Conte potrebbe chiedere di avere accesso ai soldi del Fondo salva Stati per le spese sanitarie dell’emergenza coronavirus. Con tutto quello che comporterebbe in termini di scontro nella maggioranza giallofucsia (i 5 Stelle ufficialmente sono ancora contrari al Mes) e di eventuali nuovi assetti per ottenere il sì in Aula (Forza Italia e “responsabili” vari in soccorso del governo). Tutti scenari in cui la testa di Conte potrebbe cadere. E questo il premier – che ha il terrore di tornare a Roma senza neanche uno straccio di intesa – lo sa bene.

Adolfo Spezzaferro

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