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Roma, 19 lug – L’ex primo ministro finlandese, Alexander Stubb, sembra tendere una mano al governo Conte per quanto riguarda la difficile trattativa con l’Unione Europea per il Recovery Fund. Se fino a qualche settimana fa, infatti, l’europeismo italiano stava vivendo sprazzi d’orgoglio in merito alla decantata “potenza di fuoco” dei sedicenti aiuti europei, oggi stiamo assistendo al peso dell’amara realtà dei fatti, ossia un netto ridimensionamento delle sovvenzioni a fondo perduto, vincolate inoltre alla richiesta di pesanti riforme economiche atte a minimizzare la spesa pubblica e ridurre il debito.

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Stubb contro i“frugali”

Nell’intervista, Stubb si schiera in opposizione all’asse nordico – composto prevalentemente da Olanda, Austria, Danimarca e Svezia – sostenendo una tesi semplice ma innovativa fra i politici finlandesi: “In una fase come questa non ha senso essere frugali”.

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Secondo l’ex premier della Finlandia potremmo essere “fuori in due anni” dalla crisi economica dovuta alla pandemia da coronavirus, tuttavia la sua ricetta prevede lo stanziamento di tutti i 750 miliardi – 500 a fondo perduto e 250 sotto forma di prestiti – previsti inizialmente, criticando così la posizione decisamente meno cordiale dei cosiddetti “frugali”. Stubb valorizza la sua tesi menzionando le precedenti crisi, quando l’Unione Europea sostenne il settore bancario con ben 800 miliardi di euro – utilizzati perlopiù dalla Germania – recuperandone 330: “Nella crisi precedenti si salvavano le banche, adesso si salvano le persone”.

L’apparente dietrofront del falco finlandese

La recente storia finlandese ha molto a che vedere con la situazione di austerità richiesta dall’Unione Europea: per quasi un decennio – prima con Jyrki Katainen e successivamente proprio con Stubb – il governo di Helsinki ha basato la sua politica economica sul taglio dello Stato sociale e sulla riduzione della spesa pubblica, evitando appositamente di investire per uscire dalla pesante crisi sopramenzionata, aggravata – in Finlandia – dal crollo del colosso Nokia. E’ proprio questa la motivazione per la quale le parole di Stubb fanno addirittura un eco maggiore. L’appello alla comprensione nei confronti dei cosiddetti “frugali” arriva proprio da una di quelle Nazioni che più hanno battuto duramente sul chiodo dell’austerità.

Meglio soli che male accompagnati

Come si suol dire, piuttosto che lavorare in cattiva compagnia, sarebbe meglio farlo in autonomia, senza vincoli, pressioni, né imposizioni di riforme economiche volte a diminuire la spesa pubblica, gravando sui cittadini che già stanno subendo la crisi economica dovuta al virus.

I diktat di Mark Rutte, infatti, devono servire come monito circa le intenzioni reali che si celano dietro la presunta solidarietà europea: ogni singolo finanziamento, che sia esso Mes o Recovery Fund, deve prevedere un preciso ritorno economico da attuare in termini di “riforme”, sottoposte al rigido controllo di Commissione o Consiglio, a cui il numero uno olandese vorrebbe addirittura affiancare un nuovo meccanismo.

Giacomo Garuti

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