Roma, 24 ott – Inguaribile spocchia transalpina. Nemmeno l’incontro tra Meloni e Macron, a Roma, è servito a far calare la proverbiale boria della Francia. Da Parigi fanno sapere che continueranno a vigilare “sullo stato di diritto e sui valori” in Italia. “Guarderemo agli atti in modo concreto, e vedremo come reagire tema per tema. Nell’incontro di oggi a Roma fra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, il presidente francese ha ribadito che da parte di Parigi continueranno vigilanza e atteggiamento esigente”, dicono dall’Eliseo, stando a quanto riportato dall’Ansa.

E così, dopo le parole del ministro francese per gli Affari europei, Laurence Boone, la Francia rincara in qualche modo la dose. Insiste, persiste, si pone come vigilante del governo italiano. “Vogliamo lavorare con Roma ma vigileremo su rispetto diritti e libertà”, aveva detto la Boone. Una frase che aveva scatenato una bufera politica e parzialmente smentita dallo stesso governo di Parigi, ma che evidentemente all’Eliseo condividono davvero. E dire che il presidente Macron, con un tweet post incontro con Meloni, aveva lasciato intende tutt’altro: “Come europei, come Paesi vicini, come popoli amici, con l’Italia dobbiamo continuare tutto il lavoro iniziato. Riuscire insieme, con dialogo e ambizione, lo dobbiamo ai nostri giovani e ai nostri popoli. Il nostro primo incontro a Roma, Giorgia Meloni, va in questa direzione”.

La Francia continua a vigilare? Vigiliamola anche noi

La mera irritazione per le uscite francesi è comprensibile e legittima, ma non basta. Di fronte all’annunciato monitoraggio straniero, dall’alto di un’improbabile torre d’avorio, serve rispondere per le rime. Vigilerete sui diritti civili? Bravi, noi vigileremo sui diritti sociali in Francia, sul vostro modus operandi in Europa e sulle vostre possibili ingerenze in Italia. Sicuri di uscirne bene? Può sembrare una triste gara tra guardoni, in realtà può trasformarsi in un “patti chiari e amicizia lunga”, se ben congeniata. Fermo restando che con la Francia sarà poi necessario collaborare e stemperare i toni, in un clima maggiormente sereno, almeno sulla carta.

Per arrivarci, a quel clima, è però indispensabile mostrare ora i muscoli, porsi sullo stesso livello, affermare una forza che negli ultimi anni abbiamo lasciato in soffitta. Senza castranti timori, altrimenti questo genere di j’accuse continuerà, sarà imitato da altri Paesi europei, finirà per ridurci a studenti ansiosi di superare l’esame di maturità. Evitiamo di infilarci in questo vicolo cieco: non dobbiamo dimostrare niente, non siamo noi gli alunni e loro i professori. Dobbiamo solo alzare la testa.

Eugenio Palazzini

 

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4 Commenti

  1. “Attaccano” perché hanno scheletri nell’ armadio rif. appoggio monolaterale a certo estremismo italiano, protezione successiva conseguente, ingerenze con le quali ci hanno prevaricato nel mondo e qualche tragico “errore” protetto dal ns. segreto di stato. Forti con i deboli e deboli con i forti, tutta qui la moderna, illuministica grandezza francese che ha perso, guarda caso, tutte le guerre per presunzione.

  2. Ci hanno sempre remato contro e nel ’44 ci hanno persino aiutati inviandoci gentilmente i goumier.
    E il nemico sarebbe a Mosca???

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