Roma, 24 ott – Ci avviciniamo alle giornate di Ognissanti, Halloween, Samhain, come preferite. Le giornate dedicate ai morti, all’Oltretomba rappresentato da più religioni con teschi e scheletri. Sarà sicuramente un caso ma, proprio in questi giorni, una nuova scoperta archeologica è stata annunciata dagli scavi del bellissimo Parco archeologico di Vulci, al confine regionale tra Toscana e Lazio, svelando gli scheletri etruschi più antichi dell’intera Etruria. Sono infatti più di duecento le tombe indagate dal 2020 ad oggi, alla necropoli di Ponte Rotto, nel famoso parco etrusco/romano. La campagna di scavo è stata eseguita dal dipartimento di studi umanistici dell’università di Napoli, Federico II, in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e con la Fondazione Vulci.

Duecento tombe di 2.900 anni fa

Gli archeologi hanno esplorato un “nuovo” ampio settore della necropoli di Ponte Rotto. La zona è famosa per aver rivelato negli anni, a più riprese, straordinarie sepolture come la tomba François e il tumulo della Cuccumella. La recente scoperta di questi scheletri etruschi, oggi, potrebbe collegare più fattori identitari delle genti di Vulci. In questo recente studio, infatti, per la prima volta i ricercatori hanno riconosciuto un’organizzazione topografica per gruppi familiari. Essi dovrebbero essere rimasti sugli stessi appezzamenti per più di dieci generazioni, dalla fase Villanoviana (IX e VIII secolo a.C.) alla fase Orientalizzante (fine VIII e VII secolo a.C.). “Il materiale scheletrico è ben conservato – ha spiegato il direttore dello scavo Marco Pacciarelli -. Grazie a questo potremo effettuare studi molto accurati che ci consentiranno di identificare età, sesso, segni di patologie e attività lavorative, belliche o di altro genere. Potremo inoltre capire le parentele e se gli individui sono nati sul posto o se sono migrati da altre aree“.

Gli scheletri etruschi più antichi di tutta l’Etruria

Nel corso della campagna di scavo, gli archeologi hanno riesumato una serie di antichissimi scheletri che risalgono a circa 2.900 anni fa. “Sono gli scheletri etruschi più antichi di Vulci e di tutta l’Etruria” ha dichiarato Pacciarelli al museo della Ricerca archeologica di Canino, durante la conferenza di presentazione della scoperta. “Grazie a questi numerosi resti – continua il presidente della Fondazione Vulci, Carlo Casi – potremo studiare i primi abitanti di Vulci anche sotto il profilo genetico”. Nei prossimi mesi gli esperti condurranno delle analisi per ricavare il dna antico dagli scheletri etruschi. Gli esami permetteranno di accertare il sesso, i rapporti di parentela e il profilo genetico della comunità etrusco-villanoviana di questa importante città-Stato della dodecapoli di Etruria. Effettuando altre analisi, invece, i ricercatori otterranno gli isotopi dello stronzio, considerati affidabili indicatori dell’area di nascita e della mobilità degli individui. Lo studio fornirà dunque solidi elementi scientifici sulle origini e sulla composizione della prima società etrusca. Una scoperta che potrebbe dunque rivelare informazioni davvero eccezionali, forse capace di tracciare il lignaggio dei nostri antichi antenati tirrenici. Una ricerca che, se impiegata bene, potrebbe far riscoprire al nostro popolo l’antica identità italica, oggi più che mai minacciata, tanto etnicamente quanto culturalmente.

Andrea Bonazza

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1 commento

  1. Buondì, il genoma di etruschi e altri popoli dell’Italia Centrale come per esempio Piceni e Latini è già stato studiato. Provenienza : 1) steppe asiatiche centro-occidentali prima (Civiltà Yamna – o Yamnaya e, secondo me, anche altre civiltà Arie della zona e anche in tempi più remoti e/o molto più remoti della Yamnaya 2) un assai vasto areale dell’europa centrale (in seguito). I cosiddetti Indoeuropei, terrmine che per quel che mi riguarda è del tutto inappropriato e superato (come Indo Arii o, peggio ancora, Indo Iranici), in quanto gli Arii non provengono dalla Valle dell’Indo, ma ci sono arrivati. Gli Arii non provengono dall’Iran ma ci sono arrivati, sebbene il loro iniziale stanziamento nel nord dell’Iran sia piuttosto remoto nel tempo. Secondo le mie attuali conoscenze, ma il percorso di studi è ancora molto lungo, potrebbe essere più corretto parlare di, la butto li, Arii Uralo-Altaici. In relazione a ciò si torna indietro di svariate migliaia di anni (6000 a.c.? 7000 a.c? 8000 a.c.? 12000? 15000? molto difficile a dirsi).
    Il discorso si fa chilometrico. La provenienza primigenia dei nostri più lontani antenati parrebbe (condizionale è d’obbligo) essere situata in un vastissimo areale compreso tra la zona dei laghi finlandesi (Finlandia meridionale) la penisola di Kola e quasi tutta l’area più settentrionale della Siberia compresa tra gli Urali e le pianure altaiche e i monti degli Altai, aldilà dei quali si suppone ci fossere le genti di razza mongola, già in contatto con gli Arii anche attraverso sporadiche unioni matrimoniali e altro. In tutto ciò sto cercando di capire che posizione ha la parte più settentrionale della penisola Scandinava. Forse nessuna, forse qualcuna, non lo so. La faccenda è lunga e richiederà anni di lavoro.
    Col passare dei secoli e dei millenni si sarebbero (condizionale) poi spostati verso ovest, verso sud e verso sud-ovest. Vedremo nei prossimi anni o nei prossimi decenni se la ricostruzione è corretta. Sono abbastanza sicuro del fatto mio.
    Il Villanoviano inizia nel X° sec a.c., non nel IX°, ed è preceduto nel periodo 1250 a.c.-1000 a.c. dal Proto Villanoviano (concetto abbandonato dall’archeologia mainstream). Entrambi appartengono alla facies culturale dei Campi di Urne (1250 a.c. – 700 a.c.) fenome “culturale” che ricopre un vastissimo areale del continente europeo, caratterizzato, tra le altre cose, dall’usanza di cremare i defunti, usanza già presente in europa, a macchia di leopardo e in misura decisamente minoritaria, già da svariate migliaia di anni. Per quel che mi riguarda il Villanoviano più che terminare verso la fine dell’8° sec. a.c. termina proprio alla fine dell’8° sec. a.c., nel 700 a.c. in punto. Se si osserva con un minimo d’attenzione il favoloso cinerario dell’Olmo di Bisenzio (datato approsimativamente tra il 725 a.c. e il 715/710 a.c.), ammesso che si abbiano le conoscenze adeguate sul periodo che precede l’orientalizzante non solo nella Tuscia ma in tutta quanta la penisola italica (quindi 1250 a.c. – 700 a.c. – ma sarebbe meglio dire, e conoscere, il periodo che va dal 5200 a.c. al 700 a.c.) si constaterebbe che l’opera non ha nulla a che fare con l’orientalizzante ma con la più pura cultura autoctona italica, che è centro-europea. Centro-europea esattamente come dal periodo che va, per l’appunto, almeno dalla fine del 6° millennio. Sardegna e Sicilia comprese, sebbene la Sicilia in misura minoritaria e la Sardegna in maniera “un pò tutta sua”, per farla breve, sennò non finisco più. In tutto questo bisognerebbe capire la posizione delle grandiose Civiltà Megalitiche [Sardegna, Puglia, Sicilia, Saepinum [Campania], Val D’Aosta, Trentino (mi sembra), Alpi italiane (è rimasto poco), Veneto (rimasto poco), Liguria (rimasto poco), Piemonte (rimasto poco), Lazio (rimasto poco), Lombardia (rimasto poco) e, mi sembra ma non son sicuro, anche Toscana (comunque rimasto poco)], Portogallo, Spagna, Russia, Francia, Irlanda, Scozia, Galles, Germania, Danimarca, Svezia, Olanda e dimentico qualcosa, forse Ucraina, Bulgaria, Balcani, Polonia, ma di questi non son sicuro, non mi ricordo più. Erano Arii costoro? La struttura craniale è decisamente dolicocefala, ma non basta. Io reputo comunque di si, erano Arii, ma ci vogliono altre prove.
    Condivido, con Alessandro Bonfanti, la conclusione che non esiste nessuna europa “pre-indoeuropea” o, per dirla con il sottoscritto, “pre-aria”. Europa “pre-indoeuropea” fu un’ antiquaria ricostruzione ottocentesca che tiene ancora botta solo presso quelli che hanno studiato poco, e presso quelli in mala fede per motivi politici
    Niente Anatolia, niente Medio-Oriente, niente fuffa marxista “ex-oriente lux”.
    Detto da un filo Iran e filo Palestina, oltrechè filo Siria e filo Russo (ma non filo musulmano, lo so è difficile, ma non posso scrivere un altro papiro che illustra la mia “dottrina” politico-spirituale. Diciamo che non ho una grande passione per le religioni abramitiche, che comunque rispetto).
    Ci sarebbero diversi chilometri di testo ancora da scrivere ma….
    Mi sia permesso consigliare caldamente la lettura di questi testi :

    1) SABINE PABST (2018) – Elementi dell’armamento danubiano nei corredi di guerriero della prima età del ferro in Etruria (questo è un estratto di poche pagine di un’archeologa austriaca)
    il link è :

    https://www.academia.edu/40250531/Elementi_dellarmamento_danubiano_nei_corredi_di_guerriero_della_prima_et%C3%A0_del_ferro_in_Etruria

    2) Alessandro “Daudeferd” Bonfanti che forse già conoscete (non sono siciliano, sono lombardo). Ha scritto queste due opere monumentali, in tutti i sensi :
    a – Siculi Indoeuropei. Le origini nordiche dell’Ethnos. Tomi I-II
    b – Siculi popolo Ario venuto dal Nord

    Non sono d’accordo su diverse cose che scrive il Bonfanti ma questo è inevitabile.
    Il suo lavoro rimane comunque fondamentale
    Saluti

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