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Roma, 3 mar – Nonostante le nostre democrazie siano apparentemente pluraliste e democratiche, continuano tuttavia ad essere profondamente intrise di una logica conflittuale basata sull’identificazione dell’amico e del nemico. Ciò non deve sorprendere dal momento che anche le democrazie – come i regimi non democratici – hanno bisogno per salvaguardare la propria identità – durante i periodi di guerra e quelli di insorgenza interna – di fare riferimento ad una logica di tipo binario. Infatti, spesso, questa logica binaria viene utilizzata per legittimare una sistematica repressione interna nei confronti degli oppositori che vengono accusati di essere disfattisti, di mancanza di senso patriottico o addirittura vengono identificati come veri e propri nemici interni dello Stato. A dimostrazione di quanto affermato, basti pensare alla propaganda posta in essere dai cosiddetti Stati democratici nei confronti di Milosevic, Saddam Hussein e Bin Laden.

Restiamo umani (e speculatori)

Un’altra illusione delle nostre democrazie è relativa a quella della tutela dei diritti umani attraverso gli aiuti umanitari, tutela che sovente si è trasformata in una operazione non militare a fini bellici. In primo luogo, gli aiuti umanitari sono diventati un business internazionale e le Ong che lo sostengono hanno acquisito una logica tipica delle imprese favorendo, ad esempio, la privatizzazione. In secondo luogo, gli aiuti umanitari vengono spesso utilizzati per sostenere le istituzioni militari e finiscono quindi per alimentare la guerra prolungando le situazioni di violenza. In terzo  luogo, all’interno di contesti non democratici, gli aiuti umanitari hanno contribuito – e contribuiscono – ad aumentare le forme di controllo nei confronti della società civile. Il linea di massima si può affermare che, attraverso gli aiuti umanitari, si sia costituito un legame molto stretto con l’apparato militare. Spesso infatti diventa difficile tracciare un confine netto tra ingerenza umanitaria e ingerenza militare.

Guerra e immigrazione

In quarto luogo, gli aiuti umanitari per potersi concretizzare, hanno bisogno di avere un appoggio militare per la protezione e per l’organizzazione. Inoltre, le organizzazioni umanitarie sono sovente finanziate dagli stessi governi che sono direttamente o indirettamente responsabili delle guerre. Infine, da un punto di vista strettamente storico, è stato ampiamente dimostrato come le agenzie internazionali di aiuti umanitari sono state, spesso, da un lato una copertura per incrementare il commercio di armi (si  veda ad esempio il caso del Kosovo) e dall’altro uno strumento per creare le condizioni di una dipendenza economica o siano addirittura diventate uno strumento di proiezione di potenza da parte delle potenze europee o da parte Usa. Ancora uno volta solo una percezione realistica della dinamica conflittuale ci permetterà di comprendere la contraddittorietà del reale al di là della propaganda o delle interpretazioni kelseniane del diritto.

Giuseppe Gagliano

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