lainfo.es-9400-irak2Baghdad, 27 Mag – Secondo quanto diffuso dalla televisione di Stato irachena al-Iraquiya, le forze governative dell’Iraq si preparano a liberare il governatorato di Anbar, confinante con Siria, Giordania e Arabia Saudita, dalle milizie jihadiste dell’Isis, in concomitanza con la controffensiva di Assad per riprendere a tutti i costi il territorio di Palmira. Le forze irachene hanno raggiunto Ramadi, capoluogo dell’Anbar, caduto in mano all’Isis il 17 maggio scorso.

Anche il vicino Iran non resta a guardare: il ministro dell’Interno Abdolreza Rahmani- Fazli ha dichiarato che nel caso in cui il Califfato si avvicinerà alla frontiera iraniana entro i 40 km, il Paese sarà costretto a intervenire. Il 24 Maggio, un parlamentare iraniano ha chiesto l’aumento del bilancio da destinare alle forze armate, d’accordo con Ahmad-Reza Pourdastan, Comandante delle forze armate di terra.


Principale protagonista di questa controffensiva irachena è la milizia sciita Hashid Shaabi (Commissione di mobilitazione popolare), il cui portavoce, Ahmed al-Assadi, dichiara: “Abbiamo 4000 combattenti. Questi uomini combattono al nostro fianco da otto-nove mesi. Adesso rappresentano una parte essenziale della battaglia. Credo che la liberazione della provincia di Al Anbar e della sua capitale, Ramadi, non richiederà molto tempo”. Hashid Shaabi sta aumentando la sua influenza nel determinare il futuro dell’Iraq e in questo gruppo sono confluite dozzine di organizzazioni paramilitari che guardano all’Iran come principale alleato nella lotta al Califfato islamico.

Questa operazione di riconquista è stata chiamata, con forte connotazione religiosa, “Labeyk Ya Husayn” (“Siamo al tuo servizio, Husayn”), in riferimento al terzo imam della dottrina sciita al-Husayn ibn Ali. Molti di questi miliziani hanno seguito la chiamata alle armi del leader religioso iracheno Grand Ayatollah Ali al-Sistani, ma come punto di riferimento per la loro decisione di combattere in difesa dell’Iraq c’è anche Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran.

Siria, Iraq e Iran si stanno mobilitando su un unico fronte: quello della difesa del proprio territorio, fino alla fine.

Ada Oppedisano

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