pioggia di fuocoPyongyang, 31 mag – Lanci di missili balistici, massicce esercitazioni di artiglieria e una dialettica di propaganda che parla di un “mare di fuoco” che sommergerà Seul (e Washington). La Corea del Nord, nella sua storia, ci ha abituati a questo tipo di minacce e sproloqui: come abbiamo già avuto modo di affermare in più di una occasione è il modo che ha Pyongyang di strappare condizioni più favorevoli al tavolo delle trattative con i suoi alleati (la Cina) e nemici (gli Stati Uniti), stante un’economia traballante che ha conosciuto nel recente passato carestie ed epidemie come se fosse un qualsiasi Paese della cintura subsahariana, ma che, nonostante questo e buona parte della spesa pubblica destinata agli armamenti, da qualche anno comincia a vedere migliorata la propria situazione interna, soprattutto grazie agli aiuti cinesi.

Quindi in cosa consiste il “mare di fuoco” che sommergerà il Sud di cui parla il leader Kim Jong-un? Per capirlo dobbiamo guardare alla consistenza delle Forze Armate nordcoreane ed in particolare a quelle terrestri. Queste infatti sono tra le più grandi del mondo e contano circa 950 mila uomini su 1 milione 160 mila appartenenti alle Forze Armate. All’esercito regolare, formato da 20 Corpi d’Armata consistenti in 27 Divisioni di fanteria con 15 Brigate corazzate, 14 Brigate di fanteria, 21 Brigate di artiglieria, 9 Brigate di lanciarazzi ed un totale di 36 Brigate di Forze Speciali (10 tiratori, 9 fanteria leggera, 17 ricognitori), è affiancata una Riserva di oltre 7 milioni uomini e donne inquadrati nell’Unità di Addestramento della Riserva Militare, nella Milizia dei Contadini e Lavoratori ed in altri corpi paramilitari minori. La sola Unità di Addestramento della Riserva, che rappresenta in nucleo principale effettivamente formato al combattimento, consta di un milione 700 mila uomini che effettuano turni annuali di addestramento della durata di 40 giorni. La Milizia invece rappresenta il nucleo numericamente più consistente, 4 milioni e 100 mila unità, con compiti paragonabili alla difesa civile, essendo poco o per nulla armata, ma in caso di necessità fornisce rimpiazzi alle truppe di prima linea; infine esiste una forza di 1 milione e 200 mila studenti di età compresa tra i 14 e 16 anni che vengono inquadrati nelle “Giovani Guardie Rosse” che effettuano esercitazioni settimanali di 4 ore e campi di addestramento annuali della durata di una settimana circa.

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Il fulcro delle Forze Armate nordcoreane, i reparti numericamente più consistenti che verseranno una “mare di fuoco” secondo il regime, è rappresentato dalle artiglierie. La Corea del Nord infatti dispone di circa 13 mila 100 pezzi di artiglieria e sistemi lanciarazzi. 4500 sono i cannoni semoventi (self propelled gun) con un calibro compreso tra i 76 e i 170 mm, 3500 sono i pezzi di artiglieria trainata con un calibro compreso tra i 76 e i 152 mm mentre 5100 sono i sistemi di lanciarazzi (tipo MLRS) con un calibro compreso tra i 107 e i 300 mm. A questi vanno aggiunti più di 3500 carri MBT con il nucleo rappresentato da circa 1800 Ch’onma-ho mod I/II/III, un derivato nordcoreano del ben noto T-62 sovietico, ed un numero imprecisato di carri P’okpoong-ho, una copia locale del T-90. Quello che è significativo è che circa il 60% di tutte queste forze sono posizionate entro 90 miglia dalla Zona Smilitarizzata (DMZ), ovvero quella fascia di territorio a cavallo del confine tra le due coree (il 38esimo parallelo). La maggior parte di queste forze è protetta in più di 4 mila strutture sotterranee (in tutto il Paese ne esistono più di 11 mila) che fanno capo ad un esteso sistema di bunker presenti nella zona avanzata del fronte atti a proteggere la fanteria, le unità meccanizzate e le scorte di materiali. Degno di nota è anche il sistema di tunnel che passano sotto la DMZ: si stima che la Corea del Nord ne abbia scavati segretamente più di venti in questi anni per poter spostare ingenti quantità di uomini e mezzi e attaccare di sorpresa alle spalle le unità sudcoreane e americane a difesa del fronte. L’esistenza di queste gallerie è stata scoperta già a partire dal 1974 grazie alla diserzione di un geniere; una di esse si estende per 3,5 km di cui 1,1 all’interno del territorio sudcoreano e si stima che avrebbe la capacità di far passare 8 mila uomini all’ora.

Il “mare di fuoco” che sommergerebbe la capitale sudcoreana sarebbe quindi l’azione combinata di 13 mila pezzi di artiglieria e lanciarazzi di varia gittata ma quasi tutti capaci di raggiungere Seul, la megalopoli da oltre 10 milioni di abitanti che dista solamente 60 km dal confine con la Corea del Nord. A questi vanno sicuramente aggiunte le centinaia di missili balistici a corto e medio raggio di cui dispone Pyongyang, che possono portare una testata convenzionale, chimica o nucleare. La Corea del Nord infatti è entrata ufficialmente nel club nucleare da qualche anno e si stima disponga di circa una ventina di testate atomiche oltre che avere vettori in grado di arrivare sino all’Alaska e a Guam.

Paolo Mauri

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