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antichi egizi dna europeiRoma, 31 mag – Gli antichi egizi dal punto di vista genetico sarebbero più simili alle popolazioni europee che agli attuali abitanti dell’Egitto. Un gruppo di scienziati ha ottenuto per la prima volta la sequenza completa del Dna mitocondriale di tre mummie, prelevate dal sito archeologico sul fiume Nilo di Abusir el-Meleq, abitato tra il 3200 a.C e il 700 d.C. Il luogo era dedicato al culto di Osiride. Il Dna è di queste tre mummie è passato attraverso la linea mitocondriale, quindi femminile, ed è stato ottenuto da 90 individui, con una datazione approssimativa tra il 1440 a.C e il 400 d.C. Dunque geneticamente gli antichi egizi erano più legati alle popolazioni europee ma anche ad alcune del Vicino Oriente, in particolare nella zona del Levante (Libano e Siria), che agli attuali abitanti dell’Egitto, che avrebbero invece subito sul piano genetico più influssi africani, in particolare dalle popolazioni dell’Africa sub sahariana.



I ricercatori dell’università di Cambridge e di altri istituti di Germania, Polonia e Australia, hanno pubblicato i risultati della loro ricerca su Nature Communications. Gli stessi ricercatori hanno ammesso che il loro lavoro non può essere rappresentativo di tutto l’antico Egitto, ma è un dato di fatto che le mummie di Abusir el-Meleq “hanno più antenati in comune con le popolazioni europee e del Vicino Oriente che con quelle dell’Egitto contemporaneo”. Gli antichi egizi sembrano legati particolarmente alle popolazioni europee, anatoliche e del Vicino Oriente dell’età del bronzo e del neolitico. Una delle spiegazioni offerta dai ricercatori in tal senso, come detto, è “la componente aggiuntiva successiva africana” nell’attuale popolazione egiziana. Un Dna e una sequenza genetica, quella delle tre mummie, che nonostante l’arrivo dei romani e di altri conquistatori nel corso di circa mille e trecento anni, non hanno subito particolari variazioni.

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C’è però chi invita alla cautela, come l’egittologo Stephen Quirke, dello University College di Londra. “C’è un tentativo che va avanti da sempre nell’Egittologia, di discostare l’attuale popolazione egiziana dagli antichi egizi”, spiega. Per Quirke non è ancora il momento di “conclusioni drastiche” e non bisogna rischiare di farsi influenzare da una prospettiva eccessivamente “anglosassone”.

Davide Romano

 

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