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Berlino, 3 ago – Gli organizzatori della manifestazione l’avevano battezzato il «giorno della libertà». E l’evento è stato senz’altro all’altezza delle aspettative. Sabato scorso, circa 20mila persone sono accorse da tutta la nazione per protestare contro le misure restrittive imposte dal governo Merkel per contenere il contagio di coronavirus. I numerosi manifestanti hanno sfilato sul Viale 17 giugno in direzione della Colonna della Vittoria, riempiendo l’arteria viaria che attraversa il parco del Tiergarten. Tra gli slogan più gettonati c’erano «libertà» e «noi siamo il popolo» (Wir sind das Volk), il motto che ha caratterizzato le proteste che nel 1989 porteranno al collasso del governo comunista della Repubblica democratica tedesca (Ddr).

La doppia morale dei globalisti

I 20mila manifestanti hanno sfilato per Berlino in gran parte senza la mascherina e senza rispettare il distanziamento sociale. Di qui la reprimenda sia di esponenti del governo Merkel, sia dei media allineati. Ma, anche stavolta, si è usato il sistema dei due pesi e due misure. Il 6 giugno scorso infatti, sempre a Berlino, 15mila «antirazzisti» hanno manifestato in supporto a Black lives matter, con tanto di scontri con la polizia. In quel caso, però, la stampa tedesca osannò i manifestanti senza farsi tanti problemi per la trasgressione delle misure di sicurezza (e le cariche contro gli agenti). Sabato invece – nonostante la protesta sia stata pacifica e non ci siano stati problemi neanche quando le forze dell’ordine hanno sciolto il corteo – ecco che è partita la macchina del fango orchestrata dai mezzi d’informazione.

Così a Roma come a Berlino

Questo modo di fare, del resto, lo abbiamo potuto osservare anche in Italia. Lo scorso 25 aprile, quando si era tutti confinati in casa e i droni rincorrevano con la bava alla bocca i famigerati runner, i «partigiani» se ne sono bellamente sbattuti delle rigidissime restrizioni anti-contagio, scendendo in strada senza rispettare le norme di distanziamento sociale. Il seguente 2 giugno, invece, i media filogovernativi (cioè il 90% della stampa italiana) attaccò senza remore la «gente sudata» che aveva preso parte al corteo unitario del centrodestra. Insomma, da questo punto di vista, tutto il mondo è paese.

A Berlino erano tutti «negazionisti»?

Stesso discorso per quanto riguarda il racconto della giornata da parte dei media. La grande manifestazione di Berlino è stata descritta come un ritrovo di «negazionisti» ed «estremisti di destra», puntando peraltro sulla presunta preponderanza di gente attempata. Al contrario, osservando le foto e i video della giornata di sabato, o leggendo le voci entusiastiche della piazza, ci si accorge subito che la composizione sociale dei manifestanti era assai variegata: giovani e anziani, religiosi e atei, gente di destra e di sinistra. Anzi, è ben visibile come la presenza femminile fosse effettivamente corposa, se non addirittura maggioritaria. Chi ha un minimo di confidenza con la vita politica tedesca potrà confermare che le donne sono una merce piuttosto rara in occasione di manifestazioni e proteste.

La libertà che fa paura

Insomma, la giornata di sabato ha registrato un indubbio successo per gli organizzatori dell’evento. E proprio per questo è risultato particolarmente sgradito ai cani da guardia del mainstream. Lo stesso Paolo Gentiloni è intervenuto su Twitter esprimendo tutta la sua preoccupazione: «Oggi a Berlino chiedono di essere liberi dalle mascherine. Un’idea di libertà che non fa ridere. Fa paura». E ha ragione. La libertà, per chi libero non è, fa sempre paura.

Valerio Benedetti

5 Commenti

  1. basta distanziamento sociale. Uniamoci a coorte e liberiamoci dai cretini.

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