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Roma, 5 nov – Il mondo alla rovescia. Secondo quanto riferito da Adnkronos è temporaneamente sospeso, a causa dell’«attuale diffusione» del coronavirus, l’ingresso in Cina per i cittadini residenti in Italia in possesso di visti e di permessi di soggiorno cinesi «per motivo di lavoro, affari privati e ricongiungimenti familiari». Lo ha fatto sapere con una nota il sito dell’ambasciata cinese a Roma, precisando che la stessa ambasciata ed i consolati generali della Cina in Italia «non provvedono più i servizi di vidimazione della dichiarazione dello stato di salute ai suddetti richiedenti».

Altro che «abbraccia un cinese», sono finiti i tempi dei bolsi slogan della sinistra, che a pandemia iniziata insisteva con il difendere i cittadini cinesi residenti in Italia, inscenando improbabili carrellate buoniste e prodigandosi nel mangiare involtini primavera in diretta Tv (Selavaggia Lucarelli e Formigli docent): adesso, come evidente, sono gli italiani gli appestati, gli untori, e Pechino non ci vuole entro i confini nazionali. Non vedremo, insomma, nessun cinese «abbracciare un italiano» per segnalazione di virtù, o mangiarsi carbonare solidali. O almeno glielo auguriamo. «Tale sospensione non si applica ai titolari dei visti diplomatici, di servizio, di cortesia, di tipologia ‘C’ e dei visti rilasciati dal 3 novembre 2020 in poi – prosegue la nota – I cittadini stranieri che devono recarsi in Cina per estrema necessità urgente possono richiedere i visti all’ambasciata e consolati generali della Cina in Italia».

Cristina Gauri

 

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