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Roma, 17 mar – Fino alla scorsa settimana in molti si chiedevano come mai in Africa non c’erano casi di coronavirus o comunque se ne registravano pochissimi. Le teorie a riguardo erano le più disparate: dal caldo che non ne favorirebbe la diffusione, ai pochi test effettuati. Negli ultimi giorni abbiamo appreso che in realtà il virus galoppa anche nel continente nero. Dal primo caso in Egitto risalente allo scorso 14 febbraio, in Africa c’è stata infatti una diffusione inizialmente lenta ma costante del coronavirus e l’impennata è arrivata nell’ultima settimana.

Le nazioni africane colpite

Al momento sono 30 le nazioni colpite sul totale di 54 Stati africani, e i casi noti sono 450. Numeri risibili se confrontati a quelli dell’Europa, dove ad oggi si contano 66mila persone contagiate. Eppure per certi aspetti molto più preoccupanti se consideriamo le strutture sanitarie non paragonabili e la conseguente possibilità di una drammatica escalation. Non a caso ieri l’Oms ha parlato di forti rischi legati all’eventuale diffusione della pandemia in Paesi con malnutrizione e alta presenza di Hiv.

Le nazioni al momento più colpite sono quelle del Nord Africa, dove sono state confermate 10 vittime. In Egitto sono stati registrati 166 casi e 4 morti, in Algeria 60 casi e 4 morti, in Marocco un morto. Ma il virus, e così inizia a scricchiolare la teoria del caldo che ne rallenta la diffusione, sta colpendo anche il resto del continente. Il Senegal è la nazione più colpita dell’Africa occidentale: 27 contagiati. Si tratta però di casi accertati, dunque verosimilmente sono molti di più in tutto il continente anche considerando la mancanza di controlli e prevenzione, le aree più povere in cui si muore per malattie in Europa facilmente curabili e la scarsità di strutture sanitarie in grado di attestare con certezza le cause dei decessi.

Il Sudan chiude le frontiere

Per questo alcuni Stati africani, anche quelli in cui il coronavirus non si è ancora diffuso granché, stanno cercando di correre ai ripari adottando l’unico metodo possibile: chiudere tutto, comprese le frontiere. Ad esempio il Sudan, dove lo scorso venerdì è stata registrata la prima vittima (un uomo di 50 anni deceduto nella capitale Khartoum), ha dichiarato lo stato di emergenza. Il governo, dopo aver sospeso nei giorni scorsi visti e voli per 8 nazioni tra cui l’Italia, ha deciso oggi “di chiudere tutti gli aeroporti e le frontiere terrestri e marittime, eccetto quelle per gli aiuti umanitari“. Un esempio, quello del Sudan, che potrebbe presto essere seguito da altre nazioni africane.

Eugenio Palazzini

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