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Roma, 15 apr – Gesto simbolico ma non prettamente utile? Probabile, eppure la decisione dei parlamentari giapponesi di tagliarsi lo stipendio in piena emergenza coronavirus difficilmente non sarà apprezzata dai cittadini. Come riportato dal Japan Times, non ci sono eccezioni, perché ieri i deputati della maggioranza e dell’opposizione hanno concordato di ridursi gli stipendi del 20% per la durata di un anno per mostrarsi vicini al popolo che sta compiendo grandi sforzi per superare l’inattesa crisi. Stando a quanto deciso dai parlamentari nipponici, le decurtazioni in busta paga avverranno già dal prossimo mese.



“Combattiamo insieme al popolo”

In Giappone ci sono due camere, quella dei Rappresentanti e quella dei Consiglieri, che compongono la Dieta nazionale. Un sistema da questo punto di vista molto simile a quello italiano, anche per quanto riguarda la retribuzione: un parlamentare giapponese percepisce difatti uno stipendio mensile di 1.294.000 yen, circa 11mila euro. “Comprendiamo le difficoltà dei cittadini e i problemi in cui versano le aziende, ed è importante che la nostra categoria e la comunità si uniscano per combattere assieme la battaglia contro il coronavirus“, ha dichiarato Hiroshi Moriyama, capo della Comunicazione della Dieta nipponica per il partito al governo del premier Shinzo Abe. Deciamente significative anche le parole di Jun Azumi, responsabile degli Affari parlamentari del Dpj, il principale partito dell’opposizione: “Siamo consapevoli della difficile situazione che sta vivendo il popolo e daremo noi stessi un esempio”. Un esempio, a prescindere dall’efficacia in sé di questa decisione.

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Non solo il Giappone

Ma il Giappone non è l’unica nazione in cui i parlamentari hanno stabilito di tagliarsi lo stipendio o addirittura di toglierselo proprio per mostrare vicinanza ai cittadini.

In Nuova Zelanda i deputati della maggioranza hanno optato per un provvedimento analogo a quello nipponico: taglio del 20% del compenso per i prossimi sei mesi. Jacinda Ardern, primo ministro neozelandese, e gli altri membri dell’esecutivo hanno deciso di devolvere quel 20% del loro stipendio alla lotta contro coronavirus. “È la decisione giusta, questo di per sé non sconvolgerà la situazione finanziaria generale – ha detto Ardern – ma è un modo per riconoscere l’impatto attuale per molti neozelandesi“.

In Grecia, come già annunciato dal primo ministro, i parlamentari di Nuova democrazia (partito al governo) cederanno metà del proprio stipendio per i prossimi due mesi. “Sono sicuro che anche gli altri partiti faranno lo stess –  ha detto il premier Kyriakos Mitsotakis -. Il nostro mondo politico deve stare in prima linea nella solidarietà”

In Bulgaria, su proposta del Gerb – il partito conservatore al governo – stando a quanto riportato oggi da La Stampa, i parlamentari hanno invece deciso di rinunciare del tutto al proprio stipendio, devolvendolo al sistema sanitario nazionale. La proposta è stata infatti votata all’unanimità dal Parlamento bulgaro. Complessivamente, in questo modo, contribuiranno con 740mila euro.

Eugenio Palazzini

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