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Roma, 7 set – Come sta la “sciagurata” Svezia? Piuttosto bene, visto che “è passata dall’essere uno dei paesi con il maggior numero di infezioni in Europa, a uno di quelli con il minore numero di casi, mentre molti altri paesi hanno visto un aumento piuttosto drammatico”. A farlo presente è Anders Tegnell, epidemiologo di Stato e teorico della linea soft per contenere l’epidemia di coronavirus. I dati pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), non lasciano spazi a dubbi: per la prima volta da marzo la Svezia ha un minor tasso di casi anche rispetto alle vicine Norvegia e Danimarca. Già, proprio quelle nazioni scandinave portate ad esempio per aver contenuto la diffusione del virus, nell’ultima settimana fanno registrare una media di casi superiore a quella svedese.

Lockdown, questo sconosciuto

Per la precisione in Danimarca si registrano 18 nuovi positivi per milione di abitanti, in Norvegia 14 e in Svezia 12. Stando alle previsioni del governo di Stoccolma, nel mese di maggio sarebbe stato infettato il 40% della popolazione, ma le recenti statistiche parlano di una percentuale ferma al 15%. Non si può dunque parlare di immunità di gregge raggiunta ma neppure di contagi senza freni. La strategia svedese è stata chiara da subito: niente lockdown e uso della mascherina soltanto sporadico. Insomma la Svezia non ha mai chiuso, tenendo aperti quasi tutti i negozi, i ristoranti, le imprese e le scuole. E nessuna particolare misura restrittiva, con l’agenzia per la sanità pubblica che ha puntato unicamente sul senso civico dei cittadini: volontario distanziamento sociale ed eventuale autoisolamento. A sentir sentenziare gli strilloni allarmistici, in breve tempo avremmo assistito a una catastrofe. Invece i dati svedesi sono tutto tranne che inquietanti.

C’era una volta un’icona

La monarchia scandinava, a lungo totem socialdemocratico – per il suo futuristico welfare, le innovazioni in salsa eco friendly e un’elastica politica dell’accoglienza – d’un tratto era stata bollata dagli stessi progressisti di tutto il mondo uniti, in un cattivo esempio. L’epidemia di coronavirus aveva abbattuto decennali certezze, relegando la virtuosa Svezia a un Brasile qualsiasi. A Stoccolma non siede al potere un “pericoloso populista” come Bolsonaro eppure, o forse proprio per questo, ai maestrini correct non è andata giù la scelta svedese di non mettere in campo le misure restrittive previste in quasi tutte le altre nazioni europee. D’altronde è come se la Svezia avesse scompaginato due apparenti fronti: quello dei responsabili democratici da una parte e quello dei “negazionisti” sovranisti dall’altra. Illusioni ottiche dettate dalla semplificazione obnubilante di certi media, perché in realtà non si sta giocando una partita tra buoni e cattivi.

Strategia vincente?

Certo, i cittadini svedesi sono senz’altro meno “scapestrati” di altri e non possiamo sapere quale sarà la strategia di contenimento che alla lunga porterà ai risultati migliori, ma Stoccolma sta dimostrando di tenere botta senza troppi contraccolpi. Sempre in Svezia, la scorsa settimana sono state sottoposte a tampone circa 2.500 persone scelte a caso: nessuna è risultata positiva al coronavirus. “Questo significa che non ci sono in giro persone asintomatiche”, ha dichiarato Karin Tegmark Wisell, dell’Agenzia di Sanità pubblica svedese. “Ciò che vediamo ora è che questa politica sostenibile potrebbe essere più lenta nell’ottenere risultati, ma alla fine li ottiene“, ha detto l’epidemiologo Tegnell.

Eugenio Palazzini

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