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Roma, 7 set – La sinistra torna alla carica e chiede il Mes, il prestito-trappola Ue per le spese sanitarie dell’emergenza coronavirus. A detta del segretario del Pd Nicola Zingaretti e del ministro della Salute Roberto Speranza (LeU), il governo giallofucsia deve affettarsi a richiedere il Meccanismo europeo di stabilità versione coronavirus. Torna quindi la manovra di accerchiamento per il premier Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle (Italia Viva, come è noto, è assolutamente a favore del Mes, e anche i renziani spesso sottolineano quanto sia vantaggioso ricorrere al prestito). Se Conte finora ha rimandato per non destabilizzare ulteriormente la maggioranza, i 5 Stelle ufficialmente si dicono contrari (per salvare la faccia nell’estremo tentativo di salvare qualche consenso). Ma è assai improbabile che il premier possa temporeggiare all’infinito (magari vuole solo aspettare che si voti alle regionali).

Così Zingaretti e Speranza premono per il prestito Ue

Dal canto suo, Zingaretti è straconvinto: “L’Italia deve utilizzare il Mes: una linea di credito molto vantaggiosa che non è un costo ma uno dei pilastri della rinascita italiana“. In verità, al netto delle esternazioni filo-Ue del leader dem, il prestito ha un costo, eccome. Sulla stessa linea anche Speranza: “Abbiamo messo più soldi sul Servizio sanitario nazionale negli ultimi 5 mesi che negli ultimi 5 anni, e dobbiamo insistere su questa strada. Vanno bene i soldi del Recovery fund, vanno bene i soldi del Mes, vanno bene i soldi del bilancio dello Stato. Purché i soldi arrivino al Servizio sanitario nazionale io sono contento e soddisfatto, e spingo esattamente in questa direzione”, dice il titolare della Salute. “Occorre chiudere con la stagione dei tagli e aprire una nuova stagione di grandi investimenti“, conclude. Il prezzo da pagare – anche se l’esponente di LeU si guarda bene dal dirlo – è la certezza quasi matematica che l’Italia si ritrovi la Troika a decidere come restituire i soldi del prestito, commissariando di fatto la nostra economia.

Salvini: “Se per quei soldi si dovrà tornare alla legge Fornero faremo le barricate”

Sul fronte dell’opposizione, Matteo Salvini fa presente che se i soldi del Mes “vanno restituiti a certe condizioni, se per avere quei soldi il Parlamento italiano dovrà tornare alla legge Fornero, noi come Lega, pacificamente ma con determinazione, faremo le barricate, dentro e fuori dal Parlamento. Avere dei soldi per il Paese va bene, ma se per restituirli vanno presi a schiaffoni i lavoratori e gli imprenditori italiani allora no”, avverte il leader della Lega ai microfoni di Start, su SkyTg24.

Fassina (LeU): “No al Mes, è banca che valuta solvibilità del debitore”

Nello stesso partito di Speranza infine segnaliamo Stefano Fassina che invece è contrario al prestito Ue. “Il Movimento 5 Stelle fa bene a continuare a respingere” il Mes “perché è un trattato internazionale esterno al diritto comunitario. Checché ne dica il Pd, lo statuto del Mes non è stato modificato ed ha delle condizionalità non all’accesso, ma dopo“, fa presente il deputato di LeU. “Il Mes è una banca che valuta la solvibilità del debitore. Dopo che gli ha prestato i soldi, quella banca va dal debitore e verifica se è solvibile – avverte Fassina -. Inoltre i 37 miliardi del Mes sono sostanzialmente irrilevanti, abbiamo bisogno della Bce faccia quello che sta facendo la banca centrale degli Usa. Un quadro straordinario come quello attuale non può essere affrontato con uno strumento come il Mes. Spero che il Pd la smetta di insistere sul Mes, perché è un errore sul piano economico e politico“, conclude l’ex viceministro dell’Economia.

Adolfo Spezzaferro

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