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Roma, 14 ago – La stretta maggiore sulla movida è in atto in Spagna. Se in Italia c’è chi continua a evocare un nuovo lockdown e il governo fa pressioni sulle regioni per limitare gli ingressi nelle discoteche, il governo di Madrid è già andato oltre: i locali notturni tutti chiusi. Ma non è l’unica misura restrittiva adottata (o per meglio dire nuovamente introdotta) in Spagna, dove in questo caso per la prima volta è stato vietato anche il fumo all’aperto quando non si è in grado di rispettare la distanza di due metri tra le persone. Una decisione piuttosto clamorosa che per la verità estende un divieto già vigente da ieri in Galizia e alle Canarie.

Discoteche chiuse e contatti sociali limitati

Adesso in tutta la nazione iberica è aperta una sorta di caccia al fumatore in strada. Le nuove restrizioni, che prevedono anche la chiusura di bar e ristoranti all’una di notte, è stata annunciata dal ministro della Salute Salvador Illa durante una conferenza stampa. A causa del “numero crescente di focolai nelle ultime settimane”, il ministro spagnolo ha invitato pure i cittadini a limitare il più possibile qualsiasi tipo di contatto sociale, a effettuare test continui in centri sociali e sanitari e a ridurre gli incontri anche tra familiari: massimo 10 persone. Pur convenendo che la situazione non è affatto paragonabile a quella dei primi mesi di epidemia e che i sintomi della gran parte dei nuovi contagiati sono più lievi, secondo Illa questi provvedimenti sono necessari.

Il fumo aumenta il rischio contagi?

Ma con tutta evidenza, la misura destinata a far maggiormente discutere è però il divieto di fumare all’aperto. Da cosa nasce questa pensata? Da una ricerca del ministero della Salute spagnolo secondo cui il fumo aumenta il rischio di contagi perché le persone quando lo espirano proiettano goccioline. Oltre a rischiare di infettarsi quando toccano le sigarette prima di portarle alla bocca. Possibile sia così?

Secondo Sergio Harari, pneumologo dell’Ospedale San Giuseppe interpellato dal Corriere della Sera, in realtà “non esiste alcuna evidenza scientifica che il fumo trasporti il coronavirus. In letteratura non ci sono pubblicazioni a riguardo e mi sembra un problema marginale rispetto ad altre modalità di contagio decisamente più rischiose”. Dello stesso avviso Giorgio Buonanno, docente all’Università di Cassino, che ha specificato come “le particelle che espira un non fumatore non sono diverse da quelle rilasciate da un fumatore: quest’utimo emette oltre all’aerosol anche il fumo, che è però neutrale rispetto al virus”. La misura restrittiva adottata dalla Spagna, che di per sé appare piuttosto grottesca, sembra quindi del tutto inutile.

Londra estende quarantena

Sempre nella giornata di oggi il Regno Unito ha introdotto la quarantena per chi proviene da Francia e Olanda. Mentre Parigi minaccia di adottare un’analoga misura. Il governo francese ha fatto sapere infatti di essere contrario alla decisione britannica, che comporterà quindi “una misura di reciprocità”. La “lista nera” di Londra, che in Europa ha registrato il maggior numero di decessi (46.800) per coronavirus, comprendeva già Spagna, Belgio e Andorra.

Eugenio Palazzini

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