Ajaccio, 4 apr – Scoccata la scintilla il 2 marzo con l’aggressione perpetrata in carcere ai danni di una delle figure-simbolo della lotta identitaria còrsa, Ivanu Colonna, il quale dopo quasi venti giorni di coma purtroppo è poi deceduto, la situazione in Corsica non accenna a calmarsi. Una nuova, grande manifestazione si è tenuta ieri – domenica 3 aprile – ad Ajaccio, seguita da ripetuti scontri con le forze dell’ordine francesi che contestualmente si sono verificati pure a Furiani e a Bastia e che si sono protratti fino a tarda ora. E alle porte in Francia vi sono le elezioni presidenziali.

Corsica, parlano due leader nazionalisti

Pertanto, in modo da contestualizzare meglio le recenti notizie provenienti dall’isola, abbiamo conversato con il segretario generale e con il responsabile della comunicazione – rispettivamente Filippo De Carlo e Teodoricu Biaggi – del movimento nazionalista Forza Nova.

Ci sembra doveroso dedicare al ricordo di Ivanu Colonna la prima domanda di questa intervista: come è stato vissuto il lutto sull’Isola?

“Adesso il momento più acuto di commozione è passato, si è però trattato di un qualcosa di molto pesante non solo per la famiglia ma per tutti: la popolazione autenticamente còrsa è stata toccata nel suo insieme dalla tragedia e continua a pervadere l’aria una sensazione di tristezza e di rabbia. Nei giorni scorsi, oltre a quella della magistratura, ha preso avvio anche l’inchiesta parlamentare sulla faccenda e la tensione che essa porta con sé la lascia ulteriormente intendere il fatto che il Direttore del carcere di Arles, nel rispondere a una delle domande rivoltegli, si è perfino messo a piangere.
Ciò che però conta – ora – è pretendere di sapere se è stata solo l’azione di un folle (il jihadista autore dell’aggressione), ma francamente non ci crediamo, oppure se si è trattato di un’esecuzione ordinata per mettere definitivamente a tacere Ivanu Colonna e impedirgli così di raccontare una volta libero la sua verità o addirittura di una vera e propria vendetta di Stato a sangue freddo”.

Restando sul tema dei prigionieri politici, prima ancora della morte di Ivanu Colonna si è avverata la previsione – azzardata da Filippo De Carlo nel corso della settimana immediatamente successiva all’aggressione – riguardante Alanu Ferrandi e Petru Alessandri (rei confessi a differenza di Colonna di aver fatto parte del commando che assassinò nel 1998 il prefetto Érignac, ndr): è infatti stato tolto loro lo status di “detenuti particolarmente segnalati” ed è stato preannunciato il loro trasferimento sull’Isola, nel penitenziario di Borgo. Cosa si può affermare in merito?

“È stata una mossa calcolata dallo Stato che non poteva ormai fare altrimenti, anche perché avvicinandosi sempre più le elezioni presidenziali non sarebbe convenuto a Macron lasciare scorrere ulteriore benzina sul fuoco.
È in ogni caso il risultato di un rapporto di forza imposto sul campo, non della buona volontà della Repubblica Francese, perché se non ci fosse stata la ferma dimostrazione di sdegno e di rivendicazione della propria specificità che il popolo còrso ha posto in atto di certo non si sarebbe materializzato nessun gesto di questo tipo”.

A proposito della recente presa di posizione di Forza Nova riguardante tutti i prigionieri còrsi che sono nelle carceri francesi, non solo quelli politici: volete esporci i suoi contenuti e il ragionamento alla base della stessa?

“Il punto è il seguente: noi ovviamente consideriamo la Corsica in quanto nazione e una nazione è un genitore che non si dimentica dei propri figli neppure se essi sbagliano; anche quando non si tratta di prigionieri politici sono comunque figli della nazione còrsa, non francese, e quello che sta succedendo li sta mettendo in pericolo: abbiamo informazioni concernenti persone che non sono paurose ma che più del solito stanno facendo attenzione, perché ci sono segnali di una possibile caccia ai Còrsi nelle carceri da parte di detenuti islamisti. Sinceramente siamo molto preoccupati e abbiamo personalmente scritto al Presidente del Consiglio esecutivo della Corsica, Egidiu Simeoni, a questo proposito. D’altronde non è un aspetto che possiamo mettere da parte concentrandoci esclusivamente sui prigionieri politici, perché anche chi certamente ha sbagliato e conseguentemente deve scontare una pena ha diritto a farlo qui da noi. Tra l’altro un’alta percentuale dei detenuti in Corsica viene da fuori, persone arrestate ad esempio a Saint-Denis e condotte in galera sull’Isola. Noi invece siamo del parere che tutti gli incarcerati dovrebbero stare in prigione nella loro terra di appartenenza o quanto più possibile vicino a essa, eccezion fatta per i crimini di mafia i cui autori logicamente non possono – ancor più se affiliati a clan diversi – essere detenuti tutti assieme. Tanti dei Còrsi attualmente reclusi sul continente sono in carcere per reati comuni, nulla di efferato, e non è accettabile che debbano ritrovarsi così lontani dalle loro famiglie: nei Paesi sedicenti civili normalmente non accade questo, un arrestato in California a meno che non sia particolarmente pericoloso non viene trasferito in Texas. Per queste ragioni ci sorprenderebbe dover constatare che le altre forze politiche dell’Isola non sposano appieno la nostra posizione al riguardo”.

Da questo punto di vista Egidiu Simeoni vi ha fornito qualche rassicurazione in risposta a quanto scrittogli?

“Sì, ha affermato che avrebbe fatto valere le nostre preoccupazioni e siamo in attesa di una sua chiamata”.

A vostro avviso le recenti aperture del governo francese guidato dal primo ministro Castex, malgrado la loro inconsistenza, possono comunque contribuire ad acuire le divisioni in seno al fronte nazionalista dell’Isola? Il rischio effettivamente esiste o reputate che ci possa essere ancora margine per una campagna comune e fruttuosa?

“In questa fase gli obiettivi sono tre: un’investigazione che faccia davvero luce sull’omicidio di Ivanu Colonna, l’avvicinamento ai propri cari e – decorsi i termini – la liberazione degli altri prigionieri, il riconoscimento del popolo còrso e del suo diritto ad autodeterminarsi. Su questi tre scopi tutti i nazionalisti si professano d’accordo. È sulla strategia da seguire che vi sono delle divergenze: manifestazioni di piazza o pura trattativa politica, ben sapendo che quest’ultima anche negli scorsi anni da sola non è mai bastata?”.

In prospettiva la vostra impressione è che, comunque, s’individuerà una via comune?

“Sui prigionieri sì, sull’autodeterminazione no. A nostro modo di vedere il governo di Parigi è mondialista, uno dei tanti prodotti di un sistema perverso che punta alla distruzione delle peculiarità dei popoli, quindi con esso è impossibile una vera discussione. Per noi quella nazionalista è una pugna anzitutto ideologica ma ci sono molti che la interpretano meramente come lotta istituzionale, limitata quindi alla richiesta dell’autonomia e dei conseguenti provvedimenti pratici”.

A proposito di lotta istituzionale, un’ultima domanda: cosa ne pensate della proposta avanzata qualche giorno fa da Core in Fronte di boicottare – come del resto è solita fare anche l’altra compagine indipendentista, Corsica Libera – la corsa all’Eliseo?

“Riteniamo che sia necessario recarsi alle urne per evitare di avvantaggiare Macron. La nostra indicazione di voto è per Zemmour, nel cui programma ci sono dei punti ben precisi con cui concordiamo: si tratta di nazionalismo francese, con il quale comunque ci si scontrerà riguardo al futuro della nostra isola, esso però si inscrive in un combattimento più grande che è quello per la civiltà europea. La Corsica in special modo è chiamata a fare i conti con l’assoluta necessità di salvaguardare le identità, minacciate dal fenomeno migratorio e più in generale dalla globalizzazione che ci viene imposta. Siamo còrsi ed europei, dobbiamo ricordarcelo, e ci collochiamo pienamente nell’alveo della civiltà di cui Roma è stata faro”.

Giulio Consoli

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