Roma, 13 giu – Quanto interessano le elezioni amministrative a Mario Draghi? Poco, molto poco. La tenuta della maggioranza, al di là di qualche malumore serpeggiante, non è d’altronde in discussione. Nessuno, tra i partiti che la compongono, vuole davvero strappare prima del 2023. Così il premier, infischiandosene allegramente delle dinamiche elettorali italiane, prova a concentrarsi sulla partita energetica. Meglio, va a caccia di gas alternativo a quello fornito dalla Russia. Prova ne sia il suo viaggio in Israele.

Come specificato sul sito del governo italiano, Draghi arriverà oggi alle 16:20 all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per una due giorni in cui incontrerà anche i vertici delle autorità palestinesi a Ramallah. A leggere il programma pubblicato, il viaggio del primo ministro in concomitanza con i risultati delle comunali prevede essenzialmente una serie di incontri diplomatici. Sulla carta nulla di sensazionale. Era dal 2015 che un presidente del consiglio italiano non visitava Israele, ma il dato in sé significa poco. A contare sul serio è il motivo reale della visita, al netto delle rituali strette di mano istituzionali.

A caccia di gas. Cosa ci fa Draghi in Israele

In ballo, come sopra accennato, ci sono le forniture di gas di cui l’Italia ha – soprattutto in prospettiva – disperato bisogno. L’insufficiente accordo siglato ad aprile con l’Algeria – insufficiente perché dalla nazione nordafricana riceveremo appena un terzo del gas che ci arriva dalla Russia -, è stato il primo passo verso lo “smarcamento” da Mosca. Adesso Draghi prova a stringere un’altra intesa, con Tel Aviv. Lo Stato ebraico in realtà non ha molte fonti di energia sul suo territorio, non fosse che alcuni anni fa è stato rinvenuto un maxi giacimento di gas naturale a circa 130 chilometri dalla città di Haifa. Dunque nella zona economica esclusiva di Israele ci sono potenzialmente risorse enormi.

Leviathan vs Eni?

Sì perché il giacimento in questione, ribattezzato Leviathan (termine sin troppo evocativo), è uno dei più grandi sinora scoperti nel Mar Mediterraneo. Entrato in funzione con esportazioni dirette soprattutto in Medio Oriente, adesso il governo di Israele vorrebbe sfruttarlo al massimo, attivando un collegamento diretto con l’Europa. Il tutto cogliendo l’occasione della rottura diplomatica Ue con Mosca. Resta però da capire come il possibile accordo con Israele si integri con le attività dell’Eni e a quale prezzo. L’azienda italiana, nel 2015, scoprì infatti in Egitto il più grande giacimento off-shore del Mediterraneo. Denominato Zohr, al 31 dicembre 2021 le riserve di questo giacimento di competenza Eni erano pari a 706 milioni di boe.

Eugenio Palazzini

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