Roma, 11 nov – Di esercito europeo si parla da decenni, ma di fatto la sua effettiva costituzione è rimasta abbarbicata al libro dei sogni. Sono state create nel frattempo, parliamo del lontano 1992, forze di difesa congiunta come l’Eurocorps che però non sono propriamente indipendenti, visto che agiscono sotto il comando e il controllo della Nato. Adesso, complice la cosiddetta “crisi dei migranti” innescata al confine tra Bielorussia e Polonia, si inizia ad approntare davvero un primo embrione di esercito dell’Unione europea.



La “bussola strategica”

E’ quanto emerso dalla bozza del documento “Strategic Compass”, presentata ieri da Josep Borrell, Alto rappresentante per la politica estera e di difesa Ue, al collegio dei commissari europei. Per Borrell in questo preciso momento “l’Europa è in pericolo e i cittadini europei probabilmente non sono sufficientemente al corrente delle minacce che affrontiamo”. Dunque “è nostra responsabilità identificare le nuove sfide e minacce e provvedere ad una nostra risposta con l’obiettivo di agire insieme con altri se possibile, ma anche da soli se necessario”. Anche perché “stiamo vivendo in un mondo più ostile, con i nostri spazi economici e strategici sempre più contestati, e il nostro spazio politico sempre più degradato”. Difficile dissentire da quanto affermato dall’Alto rappresentante Ue, tuttavia sin qui ha prevalso la mera disamina, mai accompagnata dal piano attuativo effettivo.

La prossima settimana il Consiglio Esteri e Difesa dei Paesi membri dovrebbe comunque valutare la bozza. In base a quest’ultima, l’esercito europeo dovrebbe inizialmente essere composto da 5mila militari. Si parla di una nuova forza multidominio e interforze (quindi di terra, aria, mare, cyber e spazio). In questo quadro l’Italia potrebbe avere un ruolo chiave, se vogliamo determinante visto che fino al giugno 2022 guiderà l’attuale Battle group europeo. Una guida che però è a rotazione e dunque non perpetua. Per questo c’è da capire come si muoverà il governo Draghi in questo determinato lasso di tempo.

Ma come e per cosa dovrebbe essere impiegato questo esercito? Stando a quanto dichiarato da Borrell, “non è la forza che determina la missione ma è la missione che determina la forza”. Eppure qualche riferimento esplicito agli obiettivi, l’Alto rappresentante l’ha fatto. “Le minacce odierne sono diverse dal passato, non si tratta più di essere bombardati o invasi da carri armati – ha detto – basta vedere quello che sta accadendo al confine con la Bielorussia per capire che abbiamo di fronte nuovi tipi di minacce”.

Il rischio flop

Alle luce di queste affermazioni e al netto dei continui contrasti tra Stati membri Ue, salta agli occhi un problema non di poco conto: la scarsità di risorse impiegate. Per fare un esempio pratico: la sola Polonia, per difendere il proprio confine, sta impiegando 15mila soldati. Tre volte quelli contemplati dall’Ue per una forza multidominio. Fuori dalla contingenza: l’esercito italiano è composto da oltre 95mila unità, quello di terra francese da 112mila. Ora, per quanto l’esercito europeo in fieri possa avere obiettivi mirati, pensare che possa basarsi su appena 5mila uomini è piuttosto curioso.  Bene, insomma, avere sulla carta una “bussola strategica” possibilmente slegata dai diktat d’oltreoceano. Ma è necessario farla funzionare. Pena il flop totale.

Eugenio Palazzini

 

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1 commento

  1. Esercito europeo contro gli ultimi europei veraci rimasti ? Si sta creando un provocatorio cuscinetto ben poco europeo tra europei ? Giocando sentimentalmente, cinicamente, sulla controversa, dolorosa, storia recente.

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