Roma, 23 apr – La terra di nessuno è balzata d’un tratto agli onori della cronaca. A dirla tutta non è la prima volta, ma era dai tempi di Educazione siberiana, primo best seller di Nicolai Lilin, che i giornali italiani non prestavano così tanta attenzione alla Transnistria. Ma cos’è e perché se ne parla molto adesso? Facciamo prima un breve passo indietro, di poche ore.

Gli obiettivi russi 

“L’obbiettivo della “seconda fase” dell’ “operazione speciale” dell’esercito russo è prendere il “pieno controllo del Donbass e dell’Ucraina meridionale, ciò permetterà di stabilire un corridoio terrestre verso la Crimea”. Così Rustam Minnekayev, vice comandante del Distretto Militare della Russia centrale, ha rivelato ieri i presunti obiettivi militari di Mosca. Per poi aggiungere: “Questo (controllo del Donbass, ndr) ci consentirà di stabilire un corridoio terrestre verso la Crimea e di avere influenza sulle strutture militari ucraine e sui porti del Mar Nero, che servono per le consegne di prodotti agricoli e metallurgici ad altri Paesi”. Nulla di sensazionale, perché il controllo del Mar Nero (o almeno di buona parte di esso) è fondamentale per il Cremlino, come fatto notare più volte su questo giornale e nel nostro apposito speciale sulla guerra. D’altronde se la Crimea garantisce alla Russia l’accesso ai mari temperati, essenziale per ogni “impero” che si rispetti, occupare la restante fascia costiera significherebbe per Mosca sigillare il Mar Nero a nord.

Cos’è la Transnistria e perché può essere strategica

Se osservate bene la carta geografica, la Transnistria sembra un piccolissimo pianeta speculare al Donbass. La prima è esattamente a nord-ovest del Mar Nero, il secondo a nord-est. E come una piattaforma strategica naturale, pressoché equidistante, al centro delle acque tiepide c’è la Crimea. Possibile dunque che il “gemello pacioso” del Donbass sia l’obiettivo ultimo di Putin? Difficile dirlo adesso con certezza, ma come già segnalato su queste pagine, qualche similitudine con la recente storia dell’Ucraina c’è.

La Transnistria, regione a est del fiume Dnestr, è internazionalmente riconosciuta come appartenente alla Moldavia ma indipendente de facto dal 1990. Magrissima striscia di terra costellata di simboli sovietici, dove il tempo sembra essersi fermato e il comunismo non è ancora un vecchio ricordo. Considerata terra di affari loschi, traffico di armi e contrabbando, nel 2014, quando Putin si prese la Crimea e iniziò la guerra nel Donbass, la Transnistria chiese di aderire alla Russia. Da allora nulla è cambiato, neppure l’umore di chi governa a Tiraspol – capitale surreale di una terra invisibile – distante meno di 100 chilometri da Odessa.

 

 

 

La strana mappa di Lukashenko

Secondo alcuni analisti, proprio dalla Transnistria, controllata da un numero consistente ma difficilmente quantificabile di soldati russi (qualche migliaia probabilmente) potrebbe partire un attacco russo verso Odessa. Una sorta di manovra a tenaglia, per chiudere la città portuale ucraina in una triplice morsa. Ma non è tutto, perché un altro dettaglio era spuntato fuori da una mappa mostrata a inizio marzo dal presidente bielorusso Alexander Lukashenko. Durante una riunione del consiglio di sicurezza bielorusso, mandata in onda dalla tv pubblica e inserita sui canali ufficiali del governo di Minsk, Lukashenko sembrava infatti mostrare un attacco pianificato dall’Ucraina meridionale addirittura alla Moldavia. Nella cartina geografica veniva evidenziato un possibile blitz dal porto di Odessa, dove sarebbero sbarcate le truppe russe che poi si sarebbero dirette verso la Transinistria. Tutto improbabile? Può darsi, perché costi e tempi della guerra per Mosca si dilaterebbero. Eppure a questo punto nulla si può davvero escludere.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. La Transnistria è terra e storia che un po’ conosco anche perché alla ricerca di verità perdute ho voluto fare un po’ il percorso inverso di N.Lillin. Lui è andato verso l’ ovest per “sognare”, il sottoscritto verso l’ est per smettere di “sognare”. Sinteticamente.
    Tornando alla Transnistria, con una guerra civile assai ridotta, si sono salvati capra e cavoli, oramai trentanni fa. Ritengo che l’ ambiente moldavo, allora molto più rurale e pure molto latino, abbia contribuito in positivo.
    In Ucraina sarebbe dovuto avvenire lo stesso ma il peso degli interessi capitalistici, a massimo saccheggiamento internazionale, in gioco era tale che figuratevi se mollavano la indegna presa (cedendo, rispetto a Md, in proporzione, una quantità ben maggiore dei valori materiali da “Loro” ritenuti unici-esistenziali); cinici, atei ed irrispettosi delle storie locali, maturate pure nella sofferenza oltremisura.
    La Transnistria oggi, aldilà del simbolico, è una piccola enclave più storica-politica che militare e ritengo non possa costituire serio danno alcuno a fronte di forze, da qualunque parti arrivano. Forse qualcuno ha dimenticato che le forze russe sono solo alle sue frontiere a garanzia di pace !! Proprio quello che sempre più non siamo capaci di fare noi, sia in casa che all’ estero.

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