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Roma, 10 feb – Fate largo al progresso, sono arrivati i costumi da bagno per bimbi trans. Perché la disforia di genere (cioè il disturbo che provoca persistente identificazione col sesso opposto) è l’unico malessere, a quanto pare, che non si cura ma si asseconda. Anche nei bambini, a un’età sempre più precoce.



Dal Canada costumi da bagno per bimbi trans 

L’idea dei costumi da bagno è venuta a Jamie Alexander, 46 anni, padre di «Ruby», un bambino transgender di 11 anni. Secondo quanto riportato da Cnn Ruby, che vive a Toronto con la famiglia, aveva manifestato disagio indossando i tradizionali costumi pensati per l bambine, troppo stretti per i suoi genitali maschili. Gli slip mettevano in mostra il rigonfiamento e il bambino provava vergogna nel mostrarsi in pubblico. Ci ha pensato il padre Jamie a risolvere la situazione: così, a febbraio del 2020 è nato Rubies, un marchio che vende costumi da bagno e bikini per bimbi e adolescenti trans e non binari. 

I bikini, per esempio, sono attillati ma cuciti in modo da non mostrare il rigonfiamento dei genitali grazie a un tessuto che comprime senza stringere, ovviando alle situazioni imbarazzanti e all’inevitabile fastidio dovuto alla compressione. «La risposta del pubblico è stata sorprendente», ha detto Ruby. «Sono così felice di sapere che tutti i bambini [trans] possono tornare a godersi le attività che amano, come il nuoto, la danza e la ginnastica».

La storia di Ruby

A 3 anni, fa sapere Cnn, Ruby amava i tacchi alti di sua madre e le storie delle principesse Disney. «Prendeva un lenzuolo e se lo avvolgeva intorno ai capelli. Faceva la principessa». I genitori di Ruby si sono quindi uniti a un gruppo istituito dal sistema scolastico pubblico di Toronto per genitori di bambini trans. Quando Ruby aveva 8 anni, ha dichiarato il padre, alcuni dei bambini appartenenti al gruppo avevano iniziato il processo di transizione. Alexander ha dato il permesso a Ruby di unirsi a loro. Come un simile percorso possa rappresentare una scelta consapevole e autonoma dei bambini, rimane un misero. Così come sia possibile che in una città vi siano così tanti ragazzini affetti da disforia di genere da dovere istituire un gruppo di aiuto.

Il sito di Rubies, fa sapere il padre, ha spedito costumi da bagno per bimbi trans in Paesi come Australia, Nuova Zelanda, Germania, Spagna e persino in Italia. 

Cristina Gauri



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5 Commenti

  1. Ha ragione, Cristina, come possa esserci un numero così elevato di bambini affetti da patologia psichiatrica è un mistero. Forse, la spiegazione risiede nella massiccia e pervasiva propaganda effettuata dagli organi d’informazione della quale i più giovani, che non hanno sviluppato gli strumenti culturali necessari per contrastarla, rimangono vittime. Il regime culturale occidentale spaccia per libertà di scelta una malattia che andrebbe curata, d’altronde, quando rimuovi le libertà essenziali, devi pure dare l’illusione di poter avere ancora voce in capitolo; quindi, quale cosa migliore che dare impulso alla chirurgia genetica e all’industria della moda, creando un ” terza via ” per malati mentali che non si riconoscono negli schemi precostituiti. La civiltà occidentale è ormai vergognosa ed indifendibile, meglio essere soppiantati da culture millenarie asiatiche che, almeno, si palesano per ciò che sono: Dittature!

  2. Ho dimenticato di chiedere: per le femmine affette da disforia di genere, cosa produrranno? Costumi modello ” Incredibile Hulk ” come quello che indossava Andrea Roncato in ” Acapulco prima spiaggia a sinistra “?

  3. La vera porcata è che giocano e guadagnano sui sentimenti pure nella età dello sviluppo. Vergogna in testa. La classe medica dovrebbe insorgere ma si è perlopiù venduta per sopravvivere.
    Comunque a Toronto vivono a 90° la quasi totalità della loro vita pseudo attiva…, davanti ad un monitor!
    I genitali maschili finiscono per dare più fastidio che altro… In quel tipo di città si vive in un “piattume” terribile. Brutto esempio di una società nella quale c’è ben poco da aspirare, in libertà.

  4. A 3 anni …. non ricordo . A 11 mi vestivo da Zorro o da Cowboy ,
    Tra poco è Carnevale e Zorro è ancora di moda ….. mio figlio si vestiva da Dracula o da Zombie …. diverse serie in TV nel tempo …..
    Ma non abbiamo fatto uno “stile di vita” dei nostri travestimenti ….

    A proposito di costumi da bagno …..come cambiano i tempi …. secoli fa ormai , in Romagna c’era chi FARCIVA gli slip …. altro che nascondere .
    I “cotonati” avevano un grande effetto scenico …. ma guai a fare il bagno !
    figura di m…. assicurata .

    Poi c’erano quelli che preferivano strutture “rigide” tipo tubetti …. ma il
    rischio figura di m…. c’era anche senza fare il bagno ….
    già sgamabili al posizionamento normale …. scattava l’ effetto 2 CAZZI
    col movimento …. 🤣🤣🤣

    Altri tempi , BEI tempi .

    Io ho sempre preferito boxer , anche come biancheria …. ed oggi sono
    pure di moda …. farcia inutile e comunque ingestibile ….

    Seriamente , toglierei questi BAMBINI alle famiglie , a 11 anni NON sai cosa vuoi e cosa vorrai diventare , appoggiare queste “stranezze” non
    fa loro bene , il FROCIO mi sa che è il padre ….. BIOLOGICO ????
    e PEGGIO ANCORA sta “gestendo” ECONOMICAMENTE l’ ipotetica froceria del figlio ….. DISGUSTOSO .

  5. Ah , a proposito di bikini , le mie amichette NON volevano indossarlo
    anche se le madri cercavano di “abituarle” ……
    Se non hai il seno ? che lo metti a fare ????

    Mi pare ci sia oggi un eccesso di SESSUALIZZAZIONE dei bambini , roba da SCHIFOSI PEDOFILI …..

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