Roma, 10 feb – Ed è arrivato Draghi: evviva! Tutti in coda, i partiti, con il capo cosparso di cenere, di fronte alla corte del principe europeo. Il nuovo Messia. L’uomo della Provvidenza che tutti salverà. Banchiere, professore, politico, statista. Ha scalato il cursus honorum della politica europea, apprezzato da tutti (dai tedeschi, da Obama, dall’alta finanza, dal mondo della cultura). Quando non si muove con grande abilità nei palazzi del potere (quelli di Bruxelles, mica quelli italiani, intendiamoci), si ritira nelle sue ville umbre e passa le sue giornate fra riflessioni, gioco degli scacchi, lettura di James Ellroy (il Dostoevskij di oggi lo chiamano) e la messa.



Lui, così raffinato, così elegante, così pacato, così nobile, insomma, come sua moglie, che da una famiglia nobile proprio deriva. Chiamato dal Presidente Mattarella per risolvere i problemi italiani, perché i problemi italiani non possono essere risolti dagli italiani. Coltissimo, raffinatissimo, elegantissimo, non si sbottona mai, non fa mai capire cosa pensa, attende, seduto al suo tavolo, l’immancabile sorrisino sul volto, tutti i partiti, che vengono a far finta di contar qualcosa, quando sanno perfettamente che, per volontà di Mattarella, quello che è lì seduto comanda, punto a capo.

Draghi e le piroette dei partiti

E se ne stanno vedendo di tutti i colori. I Cinque Stelle nel panico: gente che dice di rivolgersi agli elettori attraverso Rousseau. Ma, scusate, gli iscritti non sono solo centocinquantamila? Gente, come Di Battista, che vuole staccarsi, fare la scissione. Di Maio nel mezzo che grida all’unità, alla r-e-s-p-o-n-s-a-b-i-l-i-t-à. Conte che non si capisce bene cosa voglia fare (fondare un partito, diventare il capo del M5S?). L’unica cosa certa è che non vuole tornare a fare l’avvocato. Berlusconi che scende dal suo aereo con un sottofondo di musica epica e che va da Mario come se andasse a bere un caffè da un vecchio amico, per poi ritirarsi nella villa di Zeffirelli e da lì comunicare. Come un principe ormai decaduto, un principe che non conta più niente, che ha attorno a sé ancora pochi fedelissimi, che scalpitano per tagliere la corda appena se ne presenta l’occasione. Ma pur sempre un principe, uno che è stato un gran principe.

E poi Zingaretti, che in qualche modo cerca di capire dove si trova il suo partito, se di partito si può parlare. E allora dice che Salvini è stato convinto a essere europeista dal Pd. Prima dice “mai con la Lega” poi dice di sì. Con tanto di richiamo alla responsabilità, dice che Draghi è un europeista, pensando di dire un gran cosa (è come dire che un professore è un docente, sa quasi di tautologia). Poi la Lega, con Salvini che, spinto da Giorgetti, cambia le carte in tavola, parla della crescita del PIL, del bisogno di andare in UE a contare qualcosa. Perché, scusate, non conterebbe di più se andasse là da Presidente del Consiglio lui, anziché Draghi?. E dice che bisogna adottare la normativa europea in termini di migranti (e non ci aveva pensato prima, quando era ministro dell’Interno. Poi LeU, le autonomie e tutti i gruppi minori, che si sono gettati a capofitto nella mischia, avanti tutta, che siamo tutti felici e contenti. L’unica che ha detto “faccio opposizione” è la Meloni, l’unica che sulla carta e almeno per ora ha mantenuto la sua coerenza.

Draghi, l’Euro e Antonveneta

E tutti i giornali a parlare della competenza di Draghi. “Whatever it takes” pronunciato da tutte le parti, magari da gente che manco conosce l’inglese. Gente che parla del professor Caffè, con cui Draghi ha studiato, il quale aveva studiato con Keynes: ma che colti, che bravi i nostri giornalisti! Mah… E’ su Wikipedia. Draghi ha fatto questo, Draghi ha fatto quello. Ha salvato l’euro: sfido: era il capo della BCE, cosa doveva fare? Lasciarlo fallire? E’ come dire che un muratore ha costruito una casa. E poi tanti lapsus di memoria. Ma non è strano che nessuno abbia citato il fatto che il prof. Draghi, tanto bravo, è colui che diede il via libera all’acquisizione di Antonveneta da parte di Montepaschi, determinando così una delle cause del fallimento di quest’ultima? Mah, forse sono tutti troppo brilli per ricordarsene.

Ma chi è davvero Draghi?

Chi è Draghi? Chi è? Pensiamo davvero che uno che è diventato uno degli uomini più potenti e rappresentativi dell’UE sia ancora l’ingenuo ragazzo che studiava con Caffè? Il keynesiano? Crediamo che sia indipendente, libero dalle relazioni se non altro personali (di decenza se non di affetto) che lo legano all’establishment europeo? Perché tutto questo incenso su Draghi? Perché tutti i partiti lì a mettersi ai suoi piedi? Perché è bravo? Mah… C’è pieno di gente brava, in Italia: Savona, Trenta, Cottarelli, Padoa Schioppa, ecc. e filosofi, giuristi, politici di prestigio, imprenditori. Però no: ora c’è solo Draghi. Un dubbio sorge, un dubbio preoccupante, che chi scrive spera rimanga tale: non è che Draghi è così accolto perché a lui si delegano quelle decisioni? Inevitabili e terribili (sblocco dei licenziamenti, aumento delle tasse, blocco degli aiuti, ecc.), che nessun politico che poi debba affrontare le urne – e dai, diciamolo, che magari ami anche il suo Paese – avrebbe il coraggio di affrontare?

Insomma, per “infierire” sul proprio popolo bisogna chiamare un esterno. Chi, dei nostri politici, avrebbe avuto il coraggio di dire: basta coi sussidi a pioggia, ora solo a quelli che lo meritano perché l’azienda è in crisi a causa della pandemia, abbassiamo le pensioni, facciamo una bella patrimoniale (se ne parla da tempo in verità), ecc.? Chi potrebbe? Perché, in tempo di crisi del governo Conte 2, nessuno tranne FdI voleva il voto, nemmeno la Lega, che pure era la favorita? Forse perché sapevano che, per evitare il crac delle finanze pubbliche, una volta al potere non avrebbero potuto non attuare misure drastiche? Ora arriva Draghi, il santo: ci pensa lui, fa tutto lui. Poi agli italiani diranno: è stato Draghi, era competente, noi eravamo in buona fede, è lui il cattivone (e magari intanto il cattivone sarà alla Presidenza della Repubblica). Che dire? Non siamo così pessimisti. Draghi è colto, bravo, preparato (lo scriviamo in modo non ironico): speriamo che abbia anche cuore.

Edoardo Santelli

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2 Commenti

  1. “…Perché, in tempo di crisi del governo Conte 2, nessuno tranne FdI voleva il voto, nemmeno la Lega, che pure era la favorita…”

    Edoardo Santelli vatti a leggere le dichiarazioni di Salvini “se la Lega non voleva il voto”va be esagerare…,ma non troppo…

  2. “Speriamo che abbia anche cuore”…
    Non sappiamo ancora se ha cuore o meno ed eventualmente quanto ne abbia. Mah!
    Abbiamo tutti però un piccolo grande dato reale su di lui: la firma (!) sulle banconote che ci sono rimaste.Forse è per quello che volevano eliminarcele! Battute a parte, basta un buon grafologo per dirci già qualcosa di lui. Una idea me la sono già fatta, ma da grafologo da rotocalco…

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