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Parigi, 18 gen – Fa discutere in Francia l’idea di far indossare ad alcuni operai di una fabbrica una specie di collare per cane che emetterà un allarme se si viola il distanziamento sociale.



Collare o badge?

Indossati al collo o legati intorno alla vita, i “badge” emetterebbero un forte suono di 85 decibel e potrebbero vibrare o illuminarsi se non si osserva la distanza di due metri. Si dice che la società svedese Essity, che produce prodotti per l’igiene e ha circa 2.500 dipendenti in Francia, stia pianificando di introdurre i gadget, presumibilmente per facilitare la ricerca dei contatti in caso di focolaio nello stabilimento.

“Garantire la sicurezza dei dipendenti”

L’azienda, che produce prodotti tra cui fazzoletti, pannolini e igienizzanti per le mani, ha difeso la proposta affermando che intendeva garantire la sicurezza dei dipendenti. Il collare non sarebbe utilizzati per individuare la posizione delle persone e e rimarrebbe inattivo nei bagni e nella mensa, almeno così dice la direzione. Il collare, per gli ispettori sanitari dell’azienda, sarebbe in grado di “avvisare i potenziali contatti in modo più rapido ed esaustivo” in caso di focolaio. Ma Christine Duguet, una delegata del sindacato CFDT, ha messo in dubbio tale affermazione dicendo che la società aveva insistito sul fatto che i dispositivi sarebbero stati anonimi e distinguibili solo da un numero di serie.

Il sindacato: “Lesivi della libertà”

Il sindacato ha rilasciato una dichiarazione descrivendo i dispositivi come “invadenti e infantili” e confrontandoli con i “collari” usati per “scoraggiare i cani dall’abbaiare”. Descrivendo i badge come un “attacco alle libertà individuali”, Duguet ha affermato che i dispositivi probabilmente “finiranno nella spazzatura o rimarranno nelle loro scatole, non ha senso“. Duguet ha aggiunto che gli aggeggi erano “ansiogeni” e ha detto che non c’erano casi noti di infezione tra i lavoratori.

I produttori del gadget: “Presto lo avranno tutti”

Secondo quanto riferito, i produttori belgi del gadget, la società Phi Data, hanno affermato che il 90 o il 95 per cento della forza lavoro avrebbe bisogno di indossare i dispositivi per essere efficaci. Phi Data pubblicizza anche un prodotto simile in cui i dipendenti avrebbero un tag elettronico che loro stessi potrebbero attivare per avvisare i loro colleghi del pericolo. Una fabbrica che potrebbe essere interessata è uno stabilimento a Chatellerault, nella regione della Nouvelle-Aquitaine, dove circa 1.200 persone sono ricoverate in ospedale con Covid-19.

Ilaria Paoletti

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3 Commenti

  1. A parte questo dispositivo forzato e buffonesco, è bene sapere che dietro ai cosiddetti dispositivi medici si stanno muovendo interessi enormi (è un mercato di nicchia che vogliono allargare a dismisura), costringendo l’ inserimento di aziende di consumo generico che si stanno inventano di tutto e di più (p.es sterilizzatori dell’ aria!!), per sopravvivere “mangiando” fin tanto che non saranno “mangiate” a loro volta. Il cliente arriverà a pagare di più anche per pulirsi il sedere, dopo aver ingerito da schifo. Ma tutta la catena sarà certificata!! A tutta forza, a massima igiene…, ma non quella del cervello.

  2. Alla fine i poteri occulti della dittatura finanziaria ci stanno riuscendo; ci considerano come animali e cosi’ ci tratteranno, dato che il gregge non si oppone e crede alla loro bufala del covid, virus simile ad altri del passato anche in termini di mortalità.E parlano di pandemia sebbene siamo solo in presenza di una epidemia virale.Cercate su internet la definizione di pandemia e vedrete che per essere tale occorre una mortalità tra il 1 e 2 % della intera popolazione, cioe’ tra i 600 mila e 1 milione e 200 mila morti solo per l’Italia cioè una cifra 10 volte maggiore di quella attuale! Ma le oligarchie ci vogliono terrorizzati al fine di non farci ragionare e sottometterci.Il prossimo passo per noi subumani sarà il microchip cosi’ potranno controllarci a piacere, ovviamente dopo aver levato ogni residua libertà di pensiero con tutta le loro balle del politically correct portate avanti da molti presentatori e opinionisti, che si ergono ad autorità morali

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