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Roma, 18 gen – “Conte ha detto che deve rimanere al governo per fare le cose che chiedono gli Italiani, a partire da una legge elettorale proporzionale. La legge elettorale… Vabbè, è ufficiale, ormai costui vive su Marte”. Così Matteo Salvini tuona contro il traballante premier che in queste ore è alle prese con la caccia al “responsabile”. Nessuno può dire con certezza se il governo giallofucsia otterrà domani la fiducia al Senato, ma in ogni caso il leader della Lega è sicuro che l’attuale esecutivo è destinato a sciogliersi come neve al sole in breve tempo.



Salvini: “Conte dura al massimo qualche settimana”

Al massimo può durare qualche settimana. Poi, tra commissioni e aula la partita finisce. E il mazzo di carte più nutrito ce l’ha il centrodestra. Con cinque punti programmatici per governare”, dice Salvini in un’intervista rilasciata stamani a Il Tempo.
Da giorni – per l’esattezza immediatamente dopo lo strappo di Matteo Renzi – il numero uno leghista invoca le dimissioni di Conte. “Per rispetto dell’Italia e delle istituzioni ma anche per ragioni di dignità Giuseppe Conte si dovrebbe dimettere oggi stesso. Anche perché c’è un centrodestra compatto come non mai. Lo spettacolo disgustoso è nella maggioranza”, ribadisce Salvini al quotidiano romano.

Secondo il leader leghista Conte al momento non ha i numeri per ottenere la fiducia a Palazzo Mada “perché sta finendo i ministeri da proporre, i sottosegretariati, le nomine, i consigli d’amministrazione…” e anche se dovesse trovarli “potrebbe al massimo prolungare di qualche settimana questa agonia. Nelle commissioni e in aula non avrebbe più numeri. Tre maggioranze in tre anni: ha già perso gli italiani”.
Ora più che mai dunque la strada maestra da seguire dovrebbe essere il ritorno al voto, l’alternativa sarebbe un governicchio bicefalo che si regge sulla stampella umorale di qualche affezionato alla poltrona ribattezzato “responsabile”.

“Elezioni o governo fondato su cinque punti”

C’è poi l’ipotesi, alquanto remota, di un governo di centrodestra senza passare dalle urne. Il problema di fondo sono i numeri insufficienti in Parlamento. Eppure Salvini intravede uno spiraglio. “Prima vediamo se la compravendita in corso va a buon fine o meno”, dice il leader della Lega. Dopodiché “le vie sarebbero solo due. Elezioni o governo fondato su cinque punti programmatici: la famiglia (e spero che non sia vero che ci sia qualche ambiente vaticano a caccia di responsabili); lavoro (pace fiscale con condono del pregresso e quota 100); scuola (siamo al surreale, non si sa oggi che succede domani); giustizia (e il problema non è che devo andare a processo pure con Carola Rackete, ma ciò che succede a tutti gli italiani); sviluppo, a partire da infrastrutture e cantieri. Ci sarebbe un’ampia maggioranza in Parlamento, non solo con cinque senatori reclutati da Clemente Mastella. E neanche con Renzi”. Con chi allora? Il leader della Lega non lo dice, ma pare convinto che la partita si possa chiudere a favore del centrodestra.

Alessandro Della Guglia

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