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Mosul, 13 lug – 72 dollari per un single, fino a 300 per chi ha molte mogli e figli. Sono gli stipendi dei miliziani dell’Isis, in netto calo rispetto a quanto percepivano nel 2014. Documenti contabili riferiti al mese di Muharram il primo del calendario musulmano, sono stati rinvenuti a Mosul dalla polizia irachena dopo che la città è stata liberata dall’Isis.



Osservando gli stipendi si nota che più mogli e figli ha un jihadista più il suo stipendio è alto. Si va da un minimo di 72 dollari al mese, cioè 95 mila dinari iracheni, fino a un massimo di 300 dollari. Il documento è stato pubblicato in esclusiva dal sito russo Sputnik.

Dallo stipendio che l’Isis eroga ai sui miliziani, però, bisogna togliere una quota fissa, pari a 40 dollari indipendentemente dallo stato civile e dal numero dei figli, che serve per pagare le spese per i prodotti di sostentamento che lo Stato Islamico provvede a distribuire ai suoi combattenti.

Cifre da fame, che un tempo erano ben più alte. Nelle province di Anbar e Ninive, ad esempio, cioè vicino a Mosul, nel 2014 l’Isis pagava 1300 dollari al mese, e provvedeva a fornire casa, auto, carburante e una concubina. Ai militanti, che appoggiavano il Califfato senza combattere tra le sue file, era riservato uno stipendio di 600 dollari. Una pacchia che è durata poco, e che è andata a toccare anche i disabili e i feriti, sopravvissuti agli attacchi aerei della coalizione internazionale o alle esplosioni di autobombe. Prima ricevevano un vitalizio, ora più nulla.

Una crisi, quella degli stipendi e del welfare made in Califfo, cominciata con l’offensiva nella piana di Ninive per liberarla dall’Isis. Già a inizio del 2016 gli stipendi vennero dimezzati, a causa della riduzione di proventi causati dal danneggiamento dei pozzi nell’est della Siria e della distruzione di una filiale della Banca centrale dello Stato islamico nel nord dell’Iraq. A essere colpiti più di tutti furono i combattenti in arrivo dalla Turchia, a cui l’Isis da ottobre scorso decise di non erogare alcuno stipendio.

Ora che Mosul, la capitale dello Stato Islamico, è stata liberata dai jihadisti e le loro banche sono state distrutte la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. Resta da capire se questo possa rappresentare un deterrente per i foreign fighters che hanno intenzione di arruolarsi al soldo del Califfo. Ma soprattutto, ed è l’aspetto che preoccupa di più, se i foreign fighters rimasti senza stipendio decideranno di rientrare a casa loro.

Anna Pedri

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