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Milano, 13 lug – Come può l’invito ad un pubblico dibattito, ad un confronto sulle opinioni, trasformarsi in un”insulto” o in una “minaccia fascista e criminale“? Nel mondo incantato di Repubblica e della Federazione Nazionale della Stampa Italiana succede anche questo. Tutti a fare quadrato intorno a Paolo Berizzi, chiedendo alle “autorità preposte di intervenire per permettergli di svolgere liberamente la professione di giornalista”. Eppure, come spiega al Primato Nazionale Maurizio Murelli, scrittore ed editore (figura storica della destra radicale milanese degli anni ’70), “l’ho solo sfidato ad un pubblico dibattito, per dimostrare con i fatti che i suoi articoli demenziali hanno il solo scopo di manipolare le notizie”.

Da dove nasce l’idea di sfidare Paolo Berizzi ad un confronto pubblico?

Sono anni che lui scrive libri e articoli allucinanti. Da quando è in forza a Repubblica si è messo a fare il Saverio Ferrari della situazione: solo negli ultimi mesi ha scritto pezzi demenziali criminalizzando CasaPound per il saluto romano al Campo X, poi gli gli articoli contro la Festa del Sole di Lealtà Azione, fino alla questione della ‘spiaggia fascista di Chioggia’. Per questo sulla mia bacheca Facebook l’ho sfidato ad un pubblico dibattito, utilizzando anche toni aspri e chiamandolo ‘tragicatore’: quello che mette in piedi la tragedia per assistere allo spettacolo della gente che si scanna. Io l’ho solo sfidato ad un pubblico dibattito come fatto con Fiano e con il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti. 

Perché questa tua presa di posizione proprio ora?

Io sono entrato nell’ordine di idee che questa gente va attaccata e sfidata, con ironia ovviamente. Loro hanno i calibri da novanta, tv, giornali etc. Voglio provocarli e portarli allo scoperto, loro non accettano il dibattito. Così ti dimostro che sei una merda, che lavori con il solo scopo di criminalizzare tutta una serie di attività e di organizzazioni. Come fa Berizzi con Lealtà Azione, puntando solo sui convegni in cui si parla di Degrelle e Codreanu ma ignorando volontariamente tutte le altre attività, come quelle in favore della Siria o contro la pedofilia. Con un pubblico dibattito posso dimostrare che scrive falsità e che manipola la notizia. 

Che idea hai di Berizzi e del suo modo di fare giornalismo di inchiesta?

Lui è tutto tranne che un giornalista di inchiesta. Lui non muove il culo per venire da me o per andare alla ricerca di notizie. Lo dimostra perfettamente una sanzione dell’ordine dei giornalisti nei confronti di Berizzi, reo di aver riportato una notizia falsa di un bambino che faceva il saluto romano all’asilo. Questi pennivendoli a gettone non possono pensare di rimanere impuniti. Per questo io rilancio la mia sfida. 

Credi che dietro questo tipo di inchieste basate sul nulla ci sia una regia? O pensi siano solo il frutto della mitomania e dell’incompetenza di gente come Berizzi?

Non credo sinceramente che ci sia un input a monte di uno che dica a tizio ‘fai questo’. Credo sia più probabile che lui si presenti in redazione e questa roba venga accettata, tutti scattano per riflesso condizionato. Chi ha il pallino in mano, come la redazione di Repubblica, dà spazio a questa fuffa qui. Bisogna stanarli, non c’è altra soluzione. Poi è chiaro che nel mio caso si sono subito attaccati al fatto dei 18 anni di galera etc, ma sono loro che devono motivare la mancanza di confronto con me. Io ti sfido ad un pubblico dibattito, se hai coraggio vieni allo scoperto. Sono pronto a dimostrare con i fatti, documentando, che Berizzi non è un giornalista ma solo uno psicopoliziotto orwelliano, pronto a scagliarsi contro chi esprime un pensiero diverso dal suo. 

a cura di Davide Romano

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