Roma, 24 ott — Da ora in poi, per compiacere la lobby lgbt (in particolare modo le frange trans più estremiste e frignone), la marca americana di prodotti per l’igiene intima Always toglierà il simbolo che rappresenta il sesso femminile dalle bustine di assorbenti. Parliamo del cerchio con la croce rivolta verso il basso che in biologia indica il genere “femmina”, che da 35 anni campeggiava sulle confezioni Always. Il simbolo che, guarda l’ironia, le femministe usano da decenni.

Il motivo? Offende chi non si identifica come donna ma ha ugualmente le mestruazioni. Per esempio, gli uomini trans, cioè donne con disforia di genere che fa credere loro di essere, per l’appunto, uomini, ma non hanno operato una completa transizione e continuano ad avere il ciclo. Vi siete persi? Anche noi facciamo fatica a raccapezzarci.
Gli alfieri del gender, invece hanno le idee chiarissime. I primi due trans a scrivere una lettera di protesta all’azienda sono stati gli attivisti Ben Saunders e Melly Bloom, in giugno. Ben presto molti hanno seguito il loro esempio. Fino a settimana scorsa, quando è arrivata la puntuale calata di braghe della Always — che pur di evitare la lettera scarlatta della transfobia si è subito piegata al diktat — che con grande soddisfazione ha così comunicato privatamente a Saunders: “Siamo lieti di informala che da gennaio-febbraio 2020 metteremo in vendita le nuove confezioni di assorbenti senza il simbolo femminile. Siamo assolutamente grati per averci comunicato la sua opinione”.

Le proteste tra le donne vere, comprese molte femministe radicali come Julie Bindel, non si sono fatte attendere, ma sono rimaste totalmente inascoltate. “Rimuovere il simbolo femminile è come negare l’esistenza della donna”, ha spiegato a The Mail la Bindel. “Siamo quindi arrivati al punto in cui la stessa biologia femminile è stata negata. Il simbolo che le femministe hanno usato per decadi. Questo è l’ennesima dimostrazione di codardia da parte di una multinazionale che si piega all’agenda trans”.
Desolante la risposta di un portavoce dell’agenzia: “Da 35 anni Alaways ha rappresentato ragazze e donne, e continueremo a farlo. Ma siamo anche dediti alla causa dell’inclusione e dopo aver sentito le opinioni di molte persone, siamo giunti alla conclusione che non tutti coloro che hanno il ciclo si identificano come donne. Nel volerci assicurare che chiunque abbia bisogno dei nostri prodotti non si debba sentire a disagio — leggi: per non perdere la clientela trans e genderfluid — abbiamo aggiornato il design delle confezioni”.

Insomma, anche in questo caso le donne biologicamente tali fanno le spese dello schiacciante strapotere del mondo trans, della pioggia di “diritti per tutti” e del “a te cosa toglie”?: in principio erano i bagni, in cui qualsiasi uomo vestito da donna o dichiaratosi tale può entrare liberamente; poi gli sport, dove ormai basta dichiararsi donna per poter competere con femmine biologiche e sbaragliarle per evidente superiorità fisica (un uomo vestito che si identifica come una femmina ha pur sempre comunque la forza muscolare di un uomo). E ora questo. Buoni diritti a tutt*.

Cristina Gauri

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