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Roma, 4 feb – Quando alla Casa Bianca si insedia un presidente Democratico c’è un’unica certezza: non sarà meno “guerrafondaio” dei predecessori Repubblicani. La storia degli Stati Uniti lo attesta e verosimilmente Joe Biden non farà eccezione alla regola. D’altronde buona parte della stampa e dell’opinione pubblica americana è di solito meno drastica nel giudizio quando a lanciare bombe è un dem, come se l’iniziativa fosse meno spietata soltanto perché promossa da chi sulla carta è meno aggressivo. Si può sempre trovare una giustificazione all’intervento militare di un presidente Democratico, ad esempio lo spodestamento di un terribile satrapo da qualche parte in Nord Africa, al fine di ripristinare i diritti umani.

La prima nave da guerra di Biden

C’è allora da aspettarsi che ben pochi storceranno il naso di fronte alla prima mossa bellica di Biden: l’invio di un cacciatorpediniere della Marina Usa nello Stretto di Taiwan. In apparenza, nulla di sensazionale. In realtà, consentire a una nave da guerra americana di attraversare la parte di mare che separa Cina e Taiwan significa acuire la tensione con Pechino. La nave, la Uss John S McCain, ha effettuato un “transito di routine in conformità con il diritto internazionale”, ha detto Joe Keiley, portavoce della Settima flotta della Marina americana. “Il transito della nave attraverso lo Stretto di Taiwan dimostra l’impegno degli Stati Uniti per un Indo-Pacifico libero e aperto. Le forze armate degli Stati Uniti continueranno a volare, navigare e operare ovunque il diritto internazionale lo consenta”, ha specificato Keiley.

Biden come Trump

Peccato che le cose non stiano propriamente così, perché alla Cina la mossa non è affatto piaciuta ed è parsa una palese provocazione. D’altronde la le richieste di Pechino sono arcinote: rivendica da decenni la piena sovranità sull’ex isola di Formosa. Certo, la stessa Cina non è stata a guardare da quando si è insediato Biden, inviando due formazioni aeree da guerra vicino a Taiwan, con Taipei costretta a dispiegare caccia da combattimento per monitorare i voli cinesi. Sta di fatto che l’atteggiamento del nuovo presidente statunitense è analogo a quello di Donald Trump. “C’è stato un forte e lungo impegno bipartisan a Taiwan”, ha fatto appunto notare il segretario di Stato americano, Antony Blinken, la scorsa settimana. “Parte di quell’impegno è assicurarsi che Taiwan abbia la capacità di difendersi dall’aggressione. E questo è un impegno che durerà assolutamente nell’amministrazione Biden”.

Parola d’ordine: continuità. Nessuna differenza sostanziale, al momento, con la politica estera di Trump relativamente all’area del Pacifico. “Gli Stati Uniti hanno mostrato un forte impegno per la difesa di Taiwan durante l’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump approvando la vendita di sofisticati hardware militari a Taipei, inclusi caccia F-16, missili avanzati e carri armati”, scrive la Cnn. Esattamente quello che continuerà a fare Joe Biden.

Eugenio Palazzini

 

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