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Roma, 4 feb – “Abbiamo il dovere di mostrarci maturi e di confrontarci con Draghi“: parola di Luigi Di Maio che chiama così a raccolta i 5 Stelle dopo il suo “mai con Draghi” di poche ore prima. “Comprendo gli animi e gli umori di queste ultime ore. E’ legittimo“, dice il leader grillino. Poi subito dopo ci tiene a sottolineare che è colpa di Renzi e non del M5S se si è arrivata a questa situazione. “Stiamo attraversando una crisi politica complessa e non abbiamo colpe. Non abbiamo cercato noi lo stallo, non avremmo mai voluto che si arrivasse a questo, con una pandemia in corso e le enormi difficoltà del nostro comparto produttivo”.

Di Maio pronto a mandar giù pure Draghi per la poltrona

Ma dove vuole andare a parare il ministro degli Esteri uscente? La premessa serve per avvertire i suoi che “è proprio in queste precise circostanze che una forza politica si mostra matura agli occhi del Paese“. “Oggi – ricorda Di Maio – si aprono le consultazioni del premier incaricato Mario Draghi, secondo la strada tracciata dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ringrazio”. Ebbene, è il monito del leader pentastellato, “in questa fragile cornice, il Movimento 5 Stelle ha, a mio avviso, il dovere di partecipare, ascoltare e di assumere poi una posizione sulla base di quello che i parlamentari decideranno“.

Insomma, per Di Maio niente più “mai con Draghi” a priori, senza andare a vedere che c’è sul piatto. Anche perché come si suol dire “o si mangia la minestra o si va giù dalla finestra”. Concetto poi ammantato con una punta di infondato orgoglio: “Siamo – rivendica il titolare della Farnesina che difficilmente sarà confermato nell’incarico – la prima forza politica in Parlamento. E il rispetto istituzionale viene prima di tutto“.

Il dietrofront di Di Maio nel giro di poche ore

Sì certo la prima forza in Parlamento: una maggioranza virtuale, circoscritta al Palazzo. E nessun grillino alla fine vorrà lasciare prima del tempo quel Palazzo che un tempo voleva abbattere. A sentire lo stesso Di Maio solo poche ore fa, i 5 Stelle avevano il dovere di dire no a un governo tecnico, perché votati dai cittadini per fare un governo politico. Ora il dietrofront: 5 Stelle nel governo Draghi (almeno i governisti che fanno capo a Di Maio). Che cosa non si fa per restare incollati alla poltrona.

Adolfo Spezzaferro

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