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Roma, 5 gen – È difficile negare che il vero scopo degli Stati Uniti sia quello di fare terra bruciata degli Stati arabi che fino a questo momento ci sono opposti alla politica estera israeliana e dell’Arabia Saudita.

Destabilizzare il Medio Oriente

L’eliminazione del generale iraniano Qassem Soleimani non è nient’altro che la conferma del progetto di destabilizzazione permanente che gli Stati Uniti ormai da tempo immemore portano avanti in Medio Oriente e, in particolare, è la dimostrazione della volontà da parte degli Stati Uniti di smantellare la presenza sciita in Iraq.

A tale proposito è difficile immaginare che un’operazione di questo genere non abbia visto il coinvolgimento diretto dei servizi di sicurezza israeliani e di quelli dell’Arabia Saudita. Non sarebbe certamente inverosimile ipotizzare che l’operazione attuata dagli Stati Uniti sia stata addirittura concordata preventivamente proprio con gli alleati di Tel Aviv e Riad.

L’irrilevanza europea

Allo scopo di far fronte ad una inevitabile quanto prevedibile ritorsione da parte dell’Iran, l’attuale mobilitazione militare americana in gran parte delle infrastrutture militari europee e non – a cominciare da quelle italiane di Aviano e Vicenza – dimostra ancora una volta non solo il ruolo fondamentale delle basi italiane per la proiezione di potenza di Washington, ma anche l’assoluta assenza di sovranità politica e militare della nostra nazione che rischia di essere coinvolta direttamente, per l’ennesima volta, nelle scelte di politica estera degli Usa.

A proposito della destabilizzazione permanente attuata in modo sistematico basti pensare all’invasione dell’Iraq nel 2003, ai raid Libia nel 2011 posti in essere insieme alla Francia e alla Gran Bretagna e alla guerra per procura che gli Stati Uniti hanno attuato in Siria contro il legittimo governo di Bashar al Assad. Ora, all’appello mancavano soltanto Damasco e il Libano dove la presenza degli alleati iraniani e cioè del movimento degli Hezbollah è ben radicato e temuto da Israele.

Quanto al fatto che gli Stati Uniti abbiano attuato proprio adesso l’eliminazione del generale iraniano questo dipende in primo luogo dal fatto che l’Iran non ha ceduto né di fronte alle sanzioni americane e soprattutto non ha ceduto di fronte al diktat americano in relazione all’arsenale nucleare e in secondo luogo dalla escalation presente in Iraq determinata dalla offensiva di Hezbollah appoggiato dall’Iran.

Roberto Favazzo

2 Commenti

  1. Non sono certamente un analista, tuttavia mi sia consentito palesare il mio pensiero in merito ad alcuni punti dell’articolo.
    Sullo ‘zampino’ di Tel Aviv preferisco non esprimermi: temo grandemente le azioni della psicopolizia (e delle Commissioni popolari e democratiche ‘anti-odio’ )…
    Sull’irrilevanza europea, dovrebbe bastare la considerazione che le Forze Armate europee si sono sempre cullate sotto l’ombrello – alla bisogna anche nucleare – della NATO e che la Common Security and Defence Policy (CSDP), a mio modesto avviso, non e’ che una pessima copia della NATO stessa…
    Sull’invasione dell’Iraq nel 2003 (Op. “Iraqi Freedom”), vorrei evidenziare che avvenne – sia pure con qualche polemica – sulla base (legale?) delle UNSCRs #1441 e # 678.
    Sui raid in Libia nel 2011, eseguiti da velivoli NATO, cito http://www.jstor.org: “On 17 March 2011 the UN Security Council adopted Resolution 1973 authorizing member states to take forceful measures to protect Libyan civilians. Clearly NATO actions to protect civilians were within the mandate.”
    Rimarrebbe da dire qualcosa sul significato / sulla missione delle UN, sull’efficacia del suo DPKO (e su come questo sia in grado di assemblare una Forza credibile) e sul ‘peso’ degli U.S.A. all’interno del NAC… ma queste considerazioni le lascio a chi ne sa piu’ di me.
    Ringrazio per l’attenzione