Roma, 10 ott – Per anni l’Italia ha mostrato un imperscrutabile immobilismo sulla questione siriana, allineandosi supinamente ai diktat americani. Oggi, per la prima volta, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha preso un’iniziativa apparentemente vigorosa: ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore della Turchia in Italia. “Nel riaffermare l’importanza della cessazione di ogni azione unilaterale – si legge in una nota della Farnesina – l’Italia ribadisce che l’unica strada percorribile per una soluzione duratura alla crisi siriana è rappresentata dal processo politico in corso sotto gli auspici delle Nazioni Unite”.


Dopo gli attacchi militari voluti da Erdogan, con l’implicito placet di Trump, nel nord-est della Siria, è questa la prima risposta del governo italiano. Non ci stupiremmo se fosse anche l’ultima, visto l’ormai decennale eccesso di pacatezza. Quella del ministro pentastellato è poi una presa di posizione, come detto, forte soltanto in apparenza. Perché in realtà, pur essendo sacrosanta la condanna dell’illegittimo attacco turco, mostra la particolare attenzione globale alla causa curda, quando nei confronti di altri popoli sovente massacrati si tende al verso dello struzzo. “Quel che sta accadendo in Siria, l’offensiva turca, la negazione dei diritti delle popolazioni locali e del popolo curdo, le morti di civili: tutto questo è inaccettabile e non possiamo voltarci dall’altra parte. Non può essere militare la soluzione alla crisi siriana”, scrive Di Maio su Facebook.

Di Maio e la sovranità siriana

L’Italia, lo ribadisco, condanna l’iniziativa di Ankara e per questo motivo poco fa ho dato disposizione di convocare al ministero degli Esteri l’ambasciatore turco. La situazione è ben complessa e lo sappiamo, ma è di fronte a queste occasioni che l’Europa stessa – prosegue il ministro degli Esteri – deve mostrarsi capace di rispondere in modo corale e con un’unica voce. E questo è il senso del messaggio che porterò lunedì al Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea. Poi Di Maio conclude il suo post con una postilla piuttosto significativa: “L’unità, la sovranità e l’integrità territoriale dello stato siriano è indiscutibile e può essere garantita solo attraverso il dialogo e tramite un’autentica transizione politica”. A quale transizione politica si riferisca non è dato sapere (o forse è meglio non sapere), ma è piuttosto interessante che Di Maio riconosca “l’unità, la sovranità e l’integrità dello stato siriano”. Fino ad oggi l’atteggiamento italiano non aveva propriamente garantito a Damasco questi diritti.

Eugenio Palazzini

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