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Roma, 6 dic – Il marchesino del Grillo si è svegliato? Con un certo ritardo sulla tabella di marcia di una nazione che dovrebbe ambire a un ruolo primario sullo scacchiere geopolitico del Mediteranneo, Luigi Di Maio ha finalmente ventilato la riapertura dei rapporti diplomatici con la Siria. “Occorre dare maggiore impulso al dialogo con Damasco, coinvolgendo dunque tutti i soggetti rappresentativi, come facciamo in Libia”, ha dichiarato il ministero degli Esteri al Corriere della Sera. Per poi specificare: “Contribuire a stabilizzare e ricostruire la Siria significa consolidare anche la sicurezza del nostro Paese”.

Tutto talmente condivisibile e scontato, che lo andiamo ripetendo su questo giornale da anni. Ad aprile 2018, ad esempio, illustravamo tutti i motivi che avrebbero dovuto spingerci verso la riapertura dell’ambasciata italiana a Damasco. E lo scorso gennaio auspicavamo che alle parole dell’ex ministro degli Esteri (governo gialloverde) Moavero Milanesi, seguissero i fatti. “Stiamo lavorando per valutare se e in che tempi sia necessario” riaprire la sede diplomatica in Siria, aveva infatti dichiarato l’ex capo della Farnesina. Undici mesi dopo quella dichiarazione, l’ambasciata nella capitale siriana è ancora chiusa e molti suoi funzionari sono parcheggiati a Beirut.

Adesso però servono i fatti

Oggi Di Maio da una parte ha leggermente esagerato sul ruolo svolto dal governo giallofucsia in Libia: “L’Italia è in prima linea nella stabilizzazione” della nostra ex colonia. Dall’altra ha quantomeno capito che se vogliamo ancora avere una seppur minima voce in capitolo in Medio Oriente, dobbiamo necessariamente rapportarci con Assad. In ballo ci sono troppe questioni non ancora rimandabili: la lotta al terrorismo che continua a colpire in Europa, i nostri interessi economici, la credibilità italiana in politica estera.

E’ altrettanto lapalissiano che per riallacciare i rapporti con il governo di Damasco dovremmo attivarci anche per la rimozione delle sanzioni imposte alla Siria (altra decisione che auspichiamo da tempo), ma temiamo che nella fattispecie Di Maio sia ancora alla fase embrionale dei suoi studi delle relazioni internazionali. Tocca dunque accontentarsi di una vaga apertura al dialogo, auspicando che non finisca per rivelarsi l’ennesima lettera morta e dunque l’ennesimo treno perso.

Eugenio Palazzini

2 Commenti

  1. …aspetta e spera….. per quanto riguarda il tema Libia, il governo italiano, non viene neanche consultato minimamente…”Italietta”..

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