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Roma, 19 giu – Ogni volta che Luigi Di Maio posta una foto di se stesso mentre scende dalla scaletta di un aereo, ci sorge il dubbio che sia uno scherzo: davvero habemus un ministro degli Esteri che fa il ministro degli Esteri? Ammettiamolo, a volte l’ex leader pentastellato prova a calarsi nel ruolo, con risultati sin qui imbarazzanti ma ci prova. E così se tra una quisquilia e l’altra vi stavate chiedendo che fine ha fatto l’Italia in Libia, oggi avete la risposta. Di Maio è andato ad Ankara a parlare della nostra ex colonia con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. “La nostra priorità – ha dichiarato convinto Di Maio – è quella dimettere la parola fine al conflitto in Libia. Stiamo superando una crisi globale senza precedenti e non possiamo permetterci una ulteriore escalation“.

Guerre (in)sostenibili

Banalità a parte, durante la conferenza stampa con l’omologo turco, Di Maio ha provato pure a fare la voce grossa (si fa per dire): “Vogliamo un cessate il fuoco sostenibile in Libia”. Specificando poi che la missione Ue Irini, atta al controllo dell’embargo delle armi e a cui partecipa anche l’Italia, “non deve favorire nessuna delle parti”, bensì “contribuire a fermare il conflitto”. Riepiloghiamo sintetizzando. Il ministro degli Esteri italiano è andato oggi in visita ufficiale in Turchia per dire al ministro degli Esteri di Ankara che la politica estera dell’Italia in Libia si basa semplicemente su questo: implorare la nazione neo-ottomana che ci ha scalzato dalla Libia di smettere di scalzarci dalla Libia, altrimenti… Altrimenti nulla, però via un bel cessate il fuoco “sostenibile” può andare bene a tutti no? Ma sì, che differenza ci sarà mai tra le relazioni internazionali e la bioeconomia, tra una guerra e un prodotto eco-friendly. E poi: sostenibile da chi e per chi? Mistero gaudioso del firmamento a cinque stelle.

Un novero di inutili ovvietà

Di Maio, sulla propria pagina Facebook, prima di addentrarsi nella questione libica ha però cercato di spostare l’attenzione tessendo le lodi dello straordinario rapporto che abbiamo con il paese guidato dal “sultano” Erdogan. Sciorinando una serie di ovvietà: “La Turchia è un importante partner commerciale per il nostro Paese, con un interscambio annuo di quasi 18 miliardi di euro. È fondamentale dunque per le nostre imprese e per la nostra economia rafforzare i rapporti”, ha scritto l’ex capo del M5S. Avanti con le informazioni basiche da Wikipedia, i manuali di diritto internazionale possono aspettare.
Poi Di Maio ci ha informato che sta “lavorando per contrastare la crisi economica derivante dalla pandemia ed è necessario dare grande peso all’export del nostro Made in Italy e consolidare anche nuovi mercati per permettere alle nostre aziende di esportare sempre più prodotti all’estero. E grazie anche al patto per l’export siglato al ministero degli Esteri daremo il massimo supporto ad artigiani, startupper e imprenditori”. Mirabolante, adesso siamo tutti più gai e spensierati.

Eugenio Palazzini

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