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Rotta del volo GermanWings e sito dell’impatto

AGGIORNAMENTO, ORE 13: secondo le ultime indiscrezioni, il co-pilota al comando dell’aereo al momento dello schianto non avrebbe avuto un malore ma sarebbe stato vivo fino all’ultimo. L’uomo è rimasto da solo in cabina e ha azionato volontariamente la discesa dell’aereo così come si è deliberatamente rifiutato di aprire al comandante rimasto fuori. Si profila, quindi, l’ipotesi di una strage commessa volontariamente.

Dusseldorf, 26 mar – Quando un disastro aereo avviene in circostanze tanto improbabili e misteriose, ultimo quello del A320 della GermanWings precipitato il 24 marzo sulle alpi francesi, tutte le ipotesi possono essere buone.

Nessun allarme è stato lanciato da bordo dell’aeromobile prima dell’impatto, in quei lunghissimi 8-10 minuti di caduta apparentemente libera ma ancora lungo la traiettoria prevista, né alcun tentativo di contatto da terra ha avuto successo, segnale che i piloti per qualche ragione erano impossibilitati a comunicare. In altre parole, non è possibile allo stato escludere anche l’abbattimento deliberato dell’Airbus.

Dalle registrazioni delle scatole nere sembrerebbe che al momento della caduta uno dei due piloti fosse fuori dalla cabina. Nei nastri si sente un pilota all’esterno bussare leggermente sulla porta (blindata, come in tutti gli aerei dopo l’11 settembre) senza ricevere alcuna risposta e poi con forza ma sempre senza ricevere una risposta. Perché uno dei piloti era fuori dalla cabina al momento dell’impatto? E perché l’altro non ha aperto? Insomma, le cose poco chiare sono sempre di più.

Oltre gli almeno 45 passeggeri spagnoli, la maggioranza relativa dei passeggeri –circa 67 – era di nazionalità tedesca, mentre com’è noto il territorio interessato era francese. Non risultano, al momento, personaggi pubblici di rilievo a bordo.

Proviamo allora a fare una ipotesi, per ora del tutto astratta e forse di fantapolitica, per caercare di capire chi avrebbe potuto volere un sabotaggio o un attacco deliberati. In tal caso, i bersagli più probabili potrebbero essere la Germania e la Francia. Che cosa questi due paesi avrebbero fatto per meritarsi una punizione tanto terribile?

Escludendo i consueti teatri medio-orientali, in cui né Berlino né Parigi sono più coinvolti di altri, anzi forse meno, soprattutto la Germania, non possiamo non ricordare alcuni eventi geopolitici recenti di indubbia rilevanza.

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Cerimonia fondativa della AIIB – Pechino, Ottobre 2014

L’ultimo di questi, illustrato su queste colonne alcuni giorni fa, l’adesione della Francia e della Germania, seguiti dall’Italia, quali soci fondatori, alla nuova grande banca internazionale a guida e capitali cinesi, la Aiib – Asian Infrastructure Investment Bank, diretta e potenzialmente fatale concorrente della Asian Development Bank a guida Usa, o quanto meno tale da determinare con certezza la diversificazione del paniere delle valute di riserva, che attualmente vede il dollaro americano distanziare di gran lunga tutte le altre. Washington ha accolto questa iniziativa con il furore già espresso quando, poco tempo prima, dichiarò la propria adesione la Gran Bretagna, suo alleato storico.

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Merkel e Hollande tra Putin (Russia) e Poroshenko (Ucraina) a Misnk, 12 Febbraio 2015

In precedenza, fu proprio la cancelliera tedesca Angela Merkel, sostenuta in prima persona dal presidente francese Francois Hollande, a prendere l’iniziativa e condurre direttamente i negoziati sia con le parti in conflitto sia – cosa più grave ancora dal puto di vista d’oltreoceano – con la Russia di Putin, che condussero il 12 febbraio scorso all’accordo di Minsk per il cessate il fuoco e la definizione di una road-map per la pace, confermata dalle successive mosse del governo ucraino. Al presidente americano Barack Obama fu presentato dalla Merkel il fatto compiuto, un fatto che gli Usa non hanno mai digerito, come dimostrano la recentissima votazione a larga maggioranza del Congresso per la fornitura di armi letali a Kiev e le ripetute manovre militari Nato ai confini della Russia.

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Simulazione degli effetti (negativi) del TTIP sul reddito da lavoro in Europa

Nel frattempo, proprio Germania e Francia dono protagonisti, più dietro le quinte che apertamente, delle perplessità e dell’ostruzionismo alla ratifica del Ttip, o partnership transatlantica per gli investimenti e il commercio, disperatamente voluto dagli Usa in funzione di una via sicura per mantenere o incrementare, nonostante tutto, la circolazione del dollaro, anche se a spese degli europei. La ricerca sugli impatti del Ttip sull’economia del vecchio continente, commissionata dall’Europa stessa alla Tufts University (Usa), il cui recente rapporto è disponibile anche in lingua italiana, non ha certamente aiutato le due maggiori cancellerie europee a cambiare idea, dal momento che i risultati in termini di crescita, disoccupazione, reddito e produzione sono niente meno che catastrofici. Mentre all’orizzonte si profila un’alleanza strategica alternativa – Razvitie – che però è di origine e matrice russo-asiatica.

Il complottismo non porta quasi mai lungo piste utili. Se, nonostante tutto, decidessimo di seguire l’odore dei soldi (inteso anche come equilibri globali di potenza) quale movente astrattamente possibile di una simile tragedie, questo ci porterebbe senza dubbio ad atterrare sulle coste orientali dell’America del nord.

Francesco Meneguzzo

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