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Appalti RomaRoma, 26 mar – Il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone aveva già lanciato l’allarme a gennaio, sulle colonne del Sole24ore: sotto la gestione Marino, gli affidamenti senza gara per lavori, servizi e forniture, avrebbero subito a Roma un’impennata definita da Cantone “molto rilevante, con numeri abnormi”: l’89,7% del totale, ma con un valore in termini di importo del 74,2%, cinquanta punti in più rispetto all’ultimo periodo della giunta Alemanno.

La “casa di vetro” dell’amministrazione Marino, che doveva garantire la massima trasparenza sugli atti di Roma Capitale, si trasforma in una imperscrutabile palude e priva i cittadini del diritto a conoscere l’attività del comune. Ma andando a scavare, di misteri nella gestione della cosa pubblica nella capitale se ne trovano davvero tanti.

Nel mese di febbraio sono, infatti, stati pubblicati gli elenchi, obbligatori a partire dalla legge 190/2012, degli appalti relativi allo scorso anno. I numeri sono impressionanti, e tutto forniscono tranne l’impressione di un cambio di rotta rispetto alla gestione delle risorse pubbliche, che per anni è stata poco trasparente. Balza infatti all’occhio un abuso degli affidamenti diretti e delle procedure negoziate con un solo contraente “senza previa pubblicazione” dei bandi di gara. Circa il 91% per il Dipartimento per le Politiche Abitative, l’ 86% per le Infrastrutture, e l’82% per il dipartimento delle politiche sociali. Non fanno meglio, però gli altri dipartimenti, quasi tutti in varia misura sopra il 50%.

C’è poi la questione delle “Proroghe Tecniche”. Infatti, basta dare un occhiata agli stanziamenti per “Rom, Sinti e Camminanti” all’interno degli appalti del dipartimento politiche sociali per accorgersi che l’intera Unità Operativa ha ignorato le parole del sindaco. Il 100% degli appalti, che negli elenchi precedenti risultavano come “affidamenti diretti”, sono stati prorogati.

Sia chiaro, il metodo dell’affidamento diretto, non è una pratica illecita, ma secondo lo spirito del codice degli appalti, dovrebbe essere una pratica residuale, motivata e caratterizzata da particolari elementi riguardanti l’oggetto di applicazione, l’urgenza e la necessità. La regola dovrebbe essere la gara pubblica, a cui dovrebbe poter partecipare chiunque ritenga di poter fare un’offerta.

Andiamo quindi a cercare le motivazioni di tanti affidamenti diretti. Secondo la legge Severino sulla Trasparenza, il cittadino interessato a visionare i documenti dovrebbe trovarli facilmente sui siti istituzionali. In effetti la sezione dedicata agli appalti e contratti pubblici, sul sito istituzionale del Comune di Roma c’è. Peccato che sia vuota.

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Facciamo una prova. Scegliamo a caso un qualsiasi appalto dagli elenchi del Dipartimento Politiche Abitative.

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Come si vede abbiamo a disposizione il numero identificativo della gara, nella prima colonna e l’oggetto nella terza. Inserendo i dati nella schermata di ricerca dovremmo riuscire a trovare agevolmente i contratti di affidamento e le delibere a contrarre relative a all’appalto scelto. E invece quello che appare è questo:

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Il risultato non cambia se si cambia appalto, o se si sceglie un altro dipartimento.

In conclusione, l’unico risultato ottenuto nella ricerca di trasparenza dal Sindaco Marino, sembrerebbe aver prodotto solo una nuova poltrona, quella del nuovo Assessore alla Legalità, Sabella, il quale rappresenta una figura unica nel quadro istituzionale, se non addirittura una contraddizione in termini, visto che una struttura dello Stato dovrebbe, per definizione essere legale.

Ilaria Misantoni

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