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L’imminente disfatta dell’Isis in Libia

by Mattia Pase
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2497ittoesplosioneReutersTripoli, 10 giu – Pare agli sgoccioli l’esperienza libica dell’Isis. Le milizie africane affiliate al Califfato di Al Baghdadi sono in rotta in tutta l’area che fino a pochi giorni fa occupavano, dopo essersene impossessati più di un anno fa. Sirte è sotto l’attacco delle forze armate fedeli al governo di unità nazionale presieduto da Al Sarraj, e Harawa, all’estremità orientale del fazzoletto di terra costiero rimasto nelle mani dello Stato Islamico, è già stata liberata dalle milizie incaricate di farla finita con l’Isis. Aveva destato scalpore, e preoccupazione, l’arrivo dell’Isis sulla sponda sud del Mediterraneo, prima a Derna e poi, nel febbraio 2015, a Sirte, nel cuore cioè di una Libia ancora disgregata a seguito della rivolta, palesemente eterodiretta, di una parte della popolazione libica contro il regime del Colonnello Gheddafi. Le bandiere nere dello Stato Islamico erano arrivate con il loro macabro corredo di massacri, intenzionate a sfruttare il caos libico per installarsi nell’intero Paese. Si erano susseguite le minacce all’Europa e in particolare all’Italia, con video propagandistici che inneggiavano all’imminente conquista di Roma. Tuttavia, avevano dovuto fare i conti con la cocciuta opposizione militare del Generale Haftar, sostenuto dall’Egitto, e con il governo di Tripoli che, legato ai Fratelli Musulmani, e quindi a un’idea di Islam comunque radicale, ma più conservatore di quello di Al Baghdadi, aveva impedito il dilagare delle bande dell’Isis verso la Capitale.

La forza militare del “piccolo Califfato” di Sirte, in ogni caso, non era mai arrivata al livello di quella esibita in Siria e in Iraq, nonostante un discreto afflusso di volontari da tutta l’Africa settentrionale, e i legami con altri movimenti islamisti dell’area. Il numero di miliziani era stimato in poche migliaia, e la sua forza risiedeva essenzialmente nella incapacità delle fazioni libiche di riunirsi per fronteggiare il comune nemico. Secondo recenti analisi, il numero di bande armate in Libia supera le duecento sigle, il che, per un Paese di sei milioni di abitanti, è indubbiamente un record. Ed è stata proprio una di queste bande armate, la Brigata di Misurata, che dai tempi della rivolta contro Gheddafi è una delle più organizzate ed agguerrite, a guidare l’assalto a Sirte, in nome e per conto del nuovo governo. Assistite dal cielo da cacciabombardieri di provenienza “ignota” (ma è di questi giorni la notizia del dispiegamento di una seconda portaerei americana nei mari libici), le milizie di Misurata hanno impiegato pochi giorni per penetrare le difese dell’Isis ed entrare a Sirte, dove pare siano state accolte da una tenace ma sparuta resistenza, e dalla fuga di centinaia di jihadisti dello Stato Islamico, con le barbe rasate di fresco.

Entro due o tre giorni, sostengono le autorità di Tripoli, la città sarà completamente liberata. Il che fa sorgere spontanee due domande: se è bastato l’intervento delle milizie di Misurata – che non sono un esercito regolare ma, appunto, una delle duecento bande armate che imperversano in Libia – non è che tutta questa vicenda del Califfato di Sirte è stata un po’ montata dai media occidentali? La seconda questione è meno retorica, e ha a che vedere con il futuro prossimo del Paese. Come si comporterà ora il governo di Tobruk, che controlla la Cirenaica e che sta facendo un palese ostruzionismo nei confronti del Governo di Unità Nazionale insediatosi pochi mesi fa a Tripoli? Anche perchè il leader militare della fazione di Tobruk, il Generale Haftar, controlla pur sempre quello che resta dell’esercito regolare libico, e gode del supporto non solo egiziano, ma anche franco-britannico.

Mattia Pase

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1 commento

Walter 11 Giugno 2016 - 8:09

Per me c’è almeno un paio di errori in questo artico, gl’inglesi e francesi non supportano il generale Haftar solo Al Sisi lo supporta e sta combattendo i fratelli muslim, sarebbe un controsenso combatterli e inviarli più di mille blindati.
Bonanno sicuramente è stato ucciso per essere andato in Libia a trovare il Gen. Hftar. Nell’ incidente, poco chiaro, c’erano coinvolti anche due inglesi????? vedi anche reggeni e tutta la manfrina contro Al Sisi e i prof. di Cambridge che fanno sciena muta
Walter

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