Roma, 10 gen – Novak Djokovic non si è arreso e ha vinto la battaglia legale con il governo di Canberra: può restare in Australia e prendere parte agli Open. Il giudice Anthony Kelly ha dato infatti ragione al numero uno del tennis mondiale, ordinando il rilascio immediato – entro 30 minuti – di Djokovic.

Djokovic più forte di tutti: ha vinto il ricorso e resta in Australia

Lo stesso giudice ha rilevato l’irragionevolezza del modo in cui il responsabile della frontiera ha deciso di cancellare il visto al tennista serbo. Il tribunale australiano ha dunque annullato la decisione dell’ufficiale dell’Australian Border Force, disponendo la riconsegna a Djokovic del passaporto e dei suo effetti personali. “Se Djokovic avesse avuto più tempo per consultare i suoi legali, avrebbe risposto in maniera più chiara al Border Force”, spiega il giudice, motivando così la sentenza.

Dopo l’incredibile bufera scatenatasi sulla vicenda, con i media correct di mezzo mondo che si sono scagliati d’un tratto contro Djokovic, ecco la prima rivincita del campione del tennis.

Ma l’Australia può ribaltare tutto

Battaglia vinta insomma, ma la guerra è ancora tutta da combattere, fanno sapere dall’Australia. Sì perché un legale del governo di Canberra, Christopher Tran, ha annunciato che l’esecutivo australiano può “ribaltare” la decisione del giudice. Ovvero il ministero dell’Immigrazione può di nuovo togliere il passaporto a Djokovic e ordinarne l’espulsione coatta dal Paese.

“Non vi è alcun suggerimento che il ricorrente (il tennista serbo, ndr) abbia avuto una malattia grave acuta a dicembre, quando è risultato positivo”, si legge infatti nella memoria scritta presentata dal ministro dell’Interno australiano, Karen Andrews. Nel frattempo però esultano i sostenitori di Djokovic, un centinaio dei quali radunatisi fuori dalla sede del tribunale in attesa della sentenza del giudice. Come riportato dalla Bbc, molti di loro sventolano bandiere serbe e australiane. E a questo punto, vada come vada, l’unica certezza è la figuraccia internazionale rimediata dal governo australiano.

Alessandro Della Guglia

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