Washington, 7 nov – Una vittoria di Pirro, quella dei democratici alle elezioni di Midterm. Dovevano scacciare il «tiranno», e invece sono riusciti a strappare ai repubblicani solo la Camera: al Senato, infatti, i conservatori mantengono la maggioranza. E pensare che il celebratissimo Obama, alla tornata «intermedia» del 2010, aveva perso l’intero Congresso. Tanto che Donald Trump si è detto più che soddisfatto. Il punto però è un altro: per affossare l’attuale presidente degli Stati Uniti, i dem hanno schierato un plotone di donne, minoranze etniche ed esponenti del mondo Lgbt. Per dimostrare che un’America diversa esiste ed è vincente. Nulla di tutto questo, però, è avvenuto.

Tra le campagne più rabbiose dei democratici, si era distinta in particolare quella organizzata da Dawn Robertson, 48 anni, laureata in legge ad Harvard e fondatrice di una società di reclutamento. La Robertson ha realizzato un set fotografico in cui dieci donne democratiche hanno posato nude. Una campagna di protesta anti-trumpista che in poco tempo è diventata virale, tanto da figurare come tendenza su Twitter. Le modelle democratiche sono state scelte in modo da rappresentare tutte le minoranze (pretesamente) oppresse: tra di loro erano presenti un’afroamericana, un’ispanica, una donna incinta e un transessuale che si identifica come donna. Insomma, all’appello non mancava proprio nessuno.

La campagna si chiama Grab them by the ballot, che tradotto alla lettera significa «afferrali alle elezioni». Detto così non ha molto senso, ma si tratta di un gioco di parole: durante la campagna elettorale del 2016, Trump – registrato in un video – disse ad alcuni suoi amici miliardari che, se hai i soldi, ti basta «afferrare le donne per la f**a» (grab ’em by the pussy). Ovviamente l’uscita del tycoon newyorchese fece impazzire tutte le femministe d’America, che già a suo tempo lanciarono l’hashtag di protesta grab him by the ballot. Ad ogni modo, sebbene la campagna con le democratiche nude sia diventata virale, moltissime donne hanno espresso il loro disappunto sui social, accusando Robertson e sodali di vittimismo. Segno che tutta la retorica di #MeToo e affini ha finito per stufare molti americani. E il risultato non esaltante dei dem alle elezioni lo conferma.

Elena Sempione

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