Damasco, 4 set – Le avanguardie dell’esercito siriano sarebbero entrate nella notte a Deir Ez Zor. Una devastante avanzata delle forze governative, guidate dalla Forza Tigre, ha colmato in poche ore la distanza di circa sessanta chilometri che le separava dai commilitoni assediati da anni. Le informazioni arrivano, com’è ovvio, in modo frammentato, ed è difficile distinguere la verità dalla propaganda, ma la fine dell’interminabile assedio dovrebbe essere questione di ore. L’operazione era iniziata con la tenaglia che si era chiusa su Al Sukhna, ultimo baluardo dell’Isis prima del capoluogo della Siria orientale, che aveva permesso di chiudere in una sacca le bande islamiste che occupavano – e che tuttora occupano, anche se perdono ogni giorno nuovi villaggi, restituiti alla libertà – il centro del Paese, nei governatorati di Hama e Homs. La stessa operazione era stata annunciata come un trampolino di lancio per puntare su Deir Ez Zor da due direttrici, il deserto e l’Eufrate.

Le forze dello Stato Islamico, già numericamente ridotte rispetto a pochi mesi fa a causa delle ripetute sconfitte patite sia ad opera dell’esercito regolare che delle milizie a guida curda delle Syrian Democratic Forces, sono state costrette a dividersi, per difendere le due possibili linee di attacco, finendo con lo spianare la strada ai reparti d’elite dell’armata fedele ad Assad. Diversi contrattacchi dell’Isis, nei dintorni della città, se da un lato testimoniano che la battaglia non è definitivamente vinta, dall’altro sono la prova che oramai l’esercito è lì, a un passo dalla vittoria che potrebbe segnare la fine dello Stato Islamico. Che ci ha provato fino alla fine a sopraffare gli assediati di Deir Ez Zor, difesa dagli uomini della Guardia Repubblicana guidata dal generale Issam Zahreddine, un uomo capace di proteggere la popolazione civile della città contro ogni previsione per tre anni e mezzo.

Mentre le tattiche di guerra dei jihadisti – molteplici attacchi suicidi dei camion bomba contro le prime linee, seguiti dagli assalti della fanteria – risultavano vittoriose in ogni angolo della Siria e dell’Iraq, le contromisure difensive adottate da Zahreddine hanno permesso a poche migliaia di soldati siriani di impedire la capitolazione della città, e hanno probabilmente salvato il resto del Paese, bloccando in quell’assedio almeno diecimila uomini di Al Baghdadi, che altrimenti si sarebbero riversati sugli altri fronti, molto più a ovest. Difficilmente questa storia di eroi disperati e vittoriosi diventerà il soggetto di un kolossal holliwoodiano, anche perchèé quel film dovrebbe spiegare come mai il momento di maggior pericolo vissuto da Deir Ez Zor è arrivato un anno fa, dopo un criminale bombardamento americano sui suoi difensori, che ha permesso all’Isis di arrivare a un passo dalla conquista della città. Ma di questo, alla gente che sta scendendo nelle strade per festeggiare l’arrivo dell’esercito e la fine dell’assedio, non importa niente. Quello che a loro importa è che per una volta il sibilo dei proiettili e il boato delle bombe sono stati i rumori che li hanno finalmente svegliati da un lunghissimo incubo.

E chi sperava di usare i terroristi dell’Isis per far cadere il legittimo governo siriano deve ripiegare in buon ordine. Il terrorismo si può sconfiggere, se ci si affida a uomini come quelli che hanno salvato da un orribile massacro le decine di migliaia di siriani che a Deir Ez Zor oggi sanno chi ringraziare, per avergli restituito la libertà.

Mattia Pase

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