Bruxelles,21 giu –  Non ci crederete, ma l’uomo che ieri sera ha provocato un’esplosione alla stazione centrale di Bruxelles “era conosciuto”. Lo ha detto il ministro dell’Interno belga, Jan Jambon. “Conosciamo la sua identità, ma è troppo presto per dare il nome”, ha detto il ministro. Attendiamo se non altro che ci rassicurino sul fatto che l’uomo “era belga”, secondo la prassi ormai consolidata in caso di attacco terroristico. Ci sarebbero state anche delle perquisizioni in abitazioni collegate al terrorista.

Tutto è successo ieri sera, alle 20.45: un uomo di circa 30 anni ha provocato una deflagrazione all’interno del principale scalo ferroviario della città. È stato subito individuato e abbattuto dalle forze dell’ordine. Con sé aveva esplosivo che ha fatto saltare ai piedi di una scalinata interna, ma non è chiaro se fosse in una cintura o nascosto dentro un trolley. Non c’è stato nessun ferito tra i civili. La detonazione sarebbe avvenuta quando l’uomo ha capito di essere stato individuato dai militari che poi gli hanno sparato. Sembra che, prima di innescare l’esplosione, l’uomo avrebbe inneggiato ad Allah (tipico dei “belgi”, del resto). Secondo altri testimoni avrebbe anche urlato: “I jihadisti esistono ancora”.

Fino a tarda sera, nella stazione ci sono state esplosioni controllate, per timore che ci fossero ordigni inesplosi. Sia la Gare Central che la Grand Place sono state evacuate e il traffico ferroviario è stato interrotto. Solo due giorni fa, a Parigi, c’era stato un nuovo attacco sugli Champs Elysées, anche in quel caso senza altri morti oltre al terrorista. L’allerta, tuttavia, resta altissima. Gli ultimi due attacchi segnalano un certo pressapochismo degli attentatori, anche se le modalità di attacco sono talmente imprevedibili che resta impossibile affermare che le stragi pesanti siano ormai dietro le spalle. L’Europa resta, più che mai, sotto attacco.

Giorgio Nigra

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