Roma, 31 gen – Anche quest’anno negli Emirati Arabi Uniti è avvenuta la consegna dei premi per chi, nel mondo del lavoro e nelle istituzioni, si è distinto maggiormente nella battaglia per l’uguaglianza dei sessi. A ritirare le ambite targhe, però, c’erano solo uomini, cosa abbastanza singolare per la natura dell’appuntamento. Sicuramente gli organizzatori della kermesse avevano tutte le migliori intenzioni, data anche la collocazione geografica dell’evento: ma nella sala della premiazione non c’era neanche una donna. Lo sceicco di Dubai in persona, Mohammed bin Rashid al-Maktoum, ha consegnato le onorificenze e ha dichiarato che “l’uguaglianza di genere è diventata una colonna portante nelle nostre istituzioni“. Bene ma non benissimo quindi, perché nella rosa dei candidati c’era anche una donna, ma evidentemente non è stata ritenuto che si fosse prodigata sufficientemente per la causa. Insomma, un po’ misera come “uguaglianza” considerata la natura dell’evento, ma come dicono gli anglosassoni, “baby steps”.

Gli sforzi di Dubai

A onor del vero va detto che gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto passi da gigante in materia. Un rapporto delle Nazioni Unite evidenzia come siano il Paese del Golfo in cui le donne vivono meglio e siano le maggiormente occupate (43% del totale). Anche in materia accademica la popolazione femminile batte quella maschile: oltre 4 su dieci sono laureate. Ma le associazioni per i diritti umani denunciano ancora casi di discriminazioni in ambito legislativo e in particolar modo in contesti come matrimonio, divorzio, custodia dei figli, eredità, e che le donne sono poco o nulla tutelate contro stupri e molestie.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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