Roma, 25 ott – Il Gabon basa una parte rilevante della propria economia sull’estrazione e la commercializzazione del petrolio. Il progressivo esaurimento dei giacimenti di oro nero sta però spingendo il governo a cercare fonti di reddito alternative. Una delle quali può essere la tutela del suo immenso patrimonio boschivo.



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Il 90% della superficie del Gabon è coperto da foreste. Queste fanno parte del bacino del Congo, un ecosistema che assieme all’Amazzonia è il polmone verde del pianeta. Normale quindi che la sua protezione sia di particolare importanza per il mantenimento dei delicati equilibri ambientali globali.

Dalle foreste del Gabon una fonte di ricchezza

Conscio dell’importanza del suo patrimonio verde, l’esecutivo di Libreville si sta battendo da tempo per la sua salvaguardia. Un impegno ripagato, lo scorso giugno, con la concessione di un generoso contributo a fondo perduto da parte della Central African Forest Initiative come “premio” per aver protetto le foreste e aiutato a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Si tratta del primo contributo ricevuto in tal senso da una nazione africana.

Non solo. Adesso il Gabon punta, oltre ad un posto ai tavoli dei negoziati sul clima che si terranno a Glasgow il prossimo mese, anche ad entrare nel commercio dei crediti CO2. Un mercato che potrebbe valere per il piccolo Paese subsahariano fino a 5 miliardi di dollari in termini di diritti di emissione da vendere a nazioni e imprese che abbiano la necessità di acquistarli. Un modo per rendere il più remunerativo possibile lo sforzo a tutela delle foreste locali. Motivi economici ma anche scientifici: il governo sta infatti lavorando con diverse organizzazioni non governative per gestire i parchi nazionali, proteggere gli animali presenti dai bracconieri e prevenire il taglio illegale di alberi.

Giuseppe De Santis

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