Roma, 25 ott — Italo americana, trumpiana di ferro, definita dal Washington Post come «pistolera da calendario»: è Michele Fiore, balzata agli onori della cronaca internazionale per il video-spot elettorale decisamente sopra le righe della propria candidatura a governatore dello Stato del Nevada.



Lo spot senza mezze misure di Michele Fiore 

Nel video la 51enne consigliere comunale della città di Las Vegas irrompe scendendo da un fuoristrada parcheggiato in mezzo al deserto. «Ho passato tutta la mia vita a combattere l’establishment», dice all’inizio della clip. «Il Washington Post mi ha definito “pistolera da calendario”. Politico mi ha soprannominato “Lady Trump”. Ma non mi importa». Quindi, rompe un televisore in bianco e nero con raffigurato il collega repubblicano Mitt Romney. «Abbiamo bisogno di outsider, combattenti, non dei soliti politici noiosi con il blazer blu, moderati e pronti al compromesso». E Michele Fiore, fasciata da un abitino rosso che mette in risalto le sue forme prosperose, moderata non lo sembra davvero. A partire dalla cintura con fondina e pistola, in ossequio alla pratica dell’open carry (portare visibilmente un’arma da fuoco in luoghi pubblici), legale in Nevada.

Poi la scena finale in cui espone i tre punti del suo programma, estraendo la pistola e sparando a tre bottiglie di vetro, ognuna per ogni punto: stop alla vaccinazione obbligatoria, stop alla Critical Race Theory — dottrina secondo cui gli Stati Uniti sono un Paese estrinsecamente razzista e malvagio — e stop ai brogli elettorali che avrebbero presuntamente impedito a Trump di vincere alle presidenziali del 2020.

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteEcologia e sviluppo economico: così il Gabon punta sul patrimonio boschivo
Articolo successivoIl buio oltre il web, un viaggio nel lato oscuro della Rete
Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

Commenta